domenica 18 maggio 2014

Il lato sexy del Salone del Libro - 1° parte

Editing Stefania Crepaldi
Grafica Maria Teresa Di Mise

Torino, Lingotto Fiere, giovedì 8 maggio.
Sonnacchioso e soleggiato pomeriggio di quello che potrebbe essere un giorno qualsiasi nella capitale dei gianduiotti.
Ma che nell’aria ci sia qualcosa di diverso, oltre al profumo di cioccolato, te ne accorgi subito.
Un bambino mi guarda attraverso il suo binocolo di carta e mi sorride, ricordandomi che oggi è il grande giorno:  apre il Salone del Libro.
Pur di non farmi sfuggire l’inaugurazione ho rispolverato le mie abilità drammaturgiche e chiesto un giorno di ferie, causa doloroso trapasso di una fantomatica prozia, mai comparsa nel mio albero genealogico.
E così eccomi qui, con la borsa imbottita di copie del mio romanzo, la testa piena di sogni e una piadina allo stracchino che mi ballonzola nello stomaco, disintegrata a velocità supersonica causa fame nervosa.
Chi non è per niente nervosa è invece la mia amica M., che da quando mi sono messa in testa di fare la scrittrice, ha deciso di assumere pro tempore il ruolo della Fata Turchina personale, tanto per evitare che finissi con il combinare un disastro dopo l’altro, tipo mandare documenti pesanti tonnellate di megabyte, copertine dalle inquietanti immagini mozzate o copie rilegate al contrario.
E ora eccola qui, con il suo sorriso contagioso e la sua andatura rubata alle passerelle, pronta a sostenermi nella "Mission Salone del Libro", con amicizia, dedizione e una buona dose di senso pratico.
Oggi in particolare ha mixato la sua dolce aria da fatina ad un’efficienza di superwoman e così,  mentre io cincischio con il naso in su davanti alla Bolla di Renzo Piano, lei sfodera i biglietti elettronici saltacoda, si accolla metà delle mie paffute copie e tempo zero mi trascina dentro.
Sciami di scolaresche con buffi copricapi a porcellini rosa ci ronzano intorno schiamazzando, adolescenti muniti dai ciuffi iperbolici improvvisano selfie accanto a volti noti e distinti signori di mezza età sorridono, imbarazzati e vanitosi, alle telecamere di passaggio.
Cercando di tenere il passo all'efficienza di M. subito recupero due copie del programma.
«Guarda! C’è la Tamaro in sala Gialla! Anche un workshop sui twitter narrativi e… pure Pierò Pelù alle cinque!» parto a raffica con gli occhi sgranati come una bambina «Da dove cominciamo?"
«Da niente di tutto questo» M. appoggia le mani sui fianchi sottili e mi osserva con aria di bonario rimprovero «Hai dimenticato che siamo qui per fare pubbliche relazioni con gli editori?»
All’accoppiata PR ed editori sento un crampo allo stomaco dovuto non tanto piadina fagocitata ma ad un sostantivo di cinque lettere: P-a-u-r-a.
«No, certo, lo so ma …» temporeggio io aprendo il programma a caso «Ecco…visto che siamo qui… Non vorremmo mica perderci l’esibizione folkloristico-cubana dei Sol Ruiz trio no?»
«E da quando hai 'sta  passione per i gruppi folklorisitici cubani, tu?» mi chiede M. con sospetto.
E qui le mie argomentazioni iniziano a fare acqua da tutte le parti...
In realtà l’unico mio contatto con la musica latino americana è avvenuto attraverso un corso di zumba fitness che si è tristemente concluso quando, al terzo passo di merengue, la mia cervicale è impazzita come una maionese.
A quel punto la parte razionale del mio cervello ha preso la situazione in mano ricordandomi che, forse, alla mia veneranda età sarebbe stato più saggio smetterla di zumpettare ai ritmi caraibici e mettermi buona buona in pantofole, davanti alla tivù, ad indovinare i numeri dei pacchi fortunati.
«No vabbè…E’ che già che siamo qui mi sembrava carino fare un salto e…»
«Ma certo. Ci andremo dopo dai cubani. E se vuoi di salti ne facciamo anche quattro ma prima…» M. gira e rigira la sua mappa come un capitano al timone «Facciamo conoscere Viola ad un paio di editori.»
L’ha ridetto, ecco. E dire che quando l’ho conosciuta mi sembrava una ragazza timida!
Mi sento come Leonardo di Caprio sul Titanic nella scena in cui è ammanettato al palo e l’acqua inizia ad invadere la cabina. Non ho scampo…
E mentre la mia Fatina con una bic blu trasformata in bacchetta tenta di trasformarmi in un’agguerrita pr io penso che un conto è fare i brillantoni via mail, inviando agli editori lettere di accompagnamento che sembrano spontanee ma che magari sono frutto di notti sonnacchiose e pensose, trascorse al ritmo del tasto canc premuto a manetta, un altro è guardare in faccia i volti di coloro che sfogliando il tuo romanzo, decideranno come in un talent show «per te è sì », «per te è no.»
 «Ecco, tu vai qui “Nuove Proposte” io vado dall’altra parte a vedere di trovare il mio amico scrittore, così facciamo due chiacchiere anche con lui…» lei mi mostra la mappa «Ecco, devi andare qui…» e mi mostra un puntino circolettato «Vai dritto, poi a destra, poi dritto, poi di nuovo a sinistra: non puoi sbagliare!» e poi mi sorride contagiosa «Sei pronta? Sei carica?»
«Come un mulo…» aggiungo, con il cuore che sembra rotolare come il copertone di una bicicletta al giro d’Italia.
Dopo qualche secondo M. svanisce inghiottita dalla folla, mentre io traballante cerco di capire il dove diavolo si trovi il primo editore, boicottata dalla sindrome disgrafica che, sempre quando non deve, ricompare facendomi vedere a destra le cose che sono a sinistra e viceversa.
Morale della favola: dopo un paio di svolte, una chiacchierata soporifera con un tizio che voleva appiopparmi un corso sulla memoria e un altro che cercava di accaparrarsi la destinazione del mio misero cinque per mille, non so più dove mi trovo e soprattutto non ho ancora visto nemmeno il naso di un editore.
Sto per desistere quando ecco che davanti a me, invitante, compare un cartello cubitale con la scritta “Valutiamo manoscritti per le nostre collane” accanto allo stand di un biondino slavato che continua a smanettare su un pc on aria distratta.
Un chiaro segno del destino! Perché non tentare?
Raccolgo il mio coraggio, prendo fiato, ripasso mentalmente la mia sinossi e come se mi stessi gettando da una rupe trattenuta solo da un elastico alla caviglia, vado a presentarmi.
«Buongiorno! Ho letto il cartello! Sarei interessata… Può dedicarmi un minuto?»
«Anche due…» il biondino slavato richiude il suo pc e mi guarda incuriosito.
 Così, finalmente mi lancio con la presentazione del romanzo.
«E quindi ho pensato che un finale di questo tipo possa sorprendere il lettore e magari creare un aggancio per un’eventuale continuazione…» dopo venti minuti di monologo, accompagnati da un’incalzante secchezza papillare, decido di tagliare corto per evitare la disidratazione.
Il biondino nel frattempo, si è stappato sadicamente un’acqua tonica, ed ha continuato a fissarmi stranito, attraverso le sue lenti senza montatura.
Mi sa che la storia non gli è piaciuta…
«Se vuole posso aggiungere qualche altro particolare sulla struttura narrativa…» chiedo tanto per smorzare quel silenzio fitto che, francamente, inizia ad imbarazzarmi.
«No, la struttura narrativa è molto chiara…» replica, aggiustandosi gli occhiali sulla punta del naso .
«Ovviamente è migliorabile…» mi affretto ad aggiungere « E può essere adattata anche alla vostra linea editoriale…»
Lui guarda me, riguarda la copia che gli ho consegnato e poi  si sofferma sul testo con più attenzione. 
«In effetti forse con un buon lavoro di editing potrebbe essere adattata…»
«Davvero?» domando già invasa da una nuova corrente di entusiasmo.
«Ho detto forse..» mi corregge prontamente.
«Certo… ha detto “forse”.»
«E con un buon lavoro di editing»
«Ovvio… un buon lavoro di editing…» ripeto io a pappagallo.
Poi la melodia della “Cavalleria Rusticana” parte a tutto spiano dal mio cellulare «Mi scusi solo un minuto…»
Lui scuote le spalle e mi ripropina la sua battuta d’esordio «Anche due…»
«Hey ma dove sei finita?» domanda la voce squillante di M.
«Sono finita da un tipo che valuta inediti! Forse gli piace il romanzo!»
«Benone! Ma spiega un po’ dove sei che ti raggiungo…»
«Aspetta… cerco il numero di padiglione e stand…»
Faccio un cenno d’intesa al biondino che mi osserva ora con aria decisamente perplessa, e mi allontano alla ricerca delle coordinate da suggerire alla mia amica M.
Inizio a mettere a fuoco meglio i dettagli del padiglione ed ho come la sensazione che qualcosa non torni.
Mi ritrovo sotto un’equivocabile locandina che ha tutta l’aria di essere un composit di parti anatomiche maschili e femminili, distribuite in percentuali perfettamente equilibrate.
Poi l’occhio mi cade sui libri disposti in ordinate piramidi sulle quali troneggia un elegante cartoncino dorato con la specifica “Vietata la consultazioni ai minori di anni 18”.
E davanti a me si manifesta anche, inequivocabile, il nome della casa editrice: “Amplessi e parole”...

(continua...)

2 commenti:

  1. Molto carino questo post! Brava!

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    1. Grazie Carlotta! La prossima volta ne scriviamo uno su Sparagnaus edizioni ;)

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