lunedì 29 dicembre 2014

Feste e Frottole



Mancava una manciata di giorni a Natale ed eravamo tutti in pieno loop decorativo:  io appallottolavo a cottimo copie metropolitane di "Leggo" nel tentativo di ricreare il paesaggio rupestre di Gerusalemme e  la piccola C. disseminava porcelli di plastica, ochette e cammelli in ogni angolo del presepe.
In contemporanea  il pericoloso duo coinquilino-candycrush dipendente e teenagers dall’umore sereno variabile agganciava palline colorate a gancetti autodistruttibili al tatto.
La rapida e incontrollata avanzata della specie animale rischiava di annientare pastorelli e affini quando una notifica di wathsapp catturò la mia attenzione.
Sul mio display lampeggiava la fotografia dell’originale albero di Natale della mia amica W. dove, oltre a fiocchetti e ghirlande, spiccavano una serie assortita di “palle*”, bugie più o meno innocenti, da cui tutti noi attingiamo a man bassa:  “La penso esattamente come te” –sorridendo con ipocrisia  al cretino che ci sta di fronte - “Ohhh..ma che fantastico pensiero !!!” - scartando il quarantaduesimo cherubino panciuto dell’anno - ” “Sì, sì adesso arrivo…sono quasi pronta”- ignorando beatamente l’incedere della lancetta  e guardando con aria indecisa l’armadio spalancato, in mutande e calzettoni antiscivolo.
Leggendo le bugie infiocchettate  sull’albero mi sono venute in mente quelle che, come i canditi nel panettone,  sono diventate ormai parte integrante del nostro lessico familiare.
Le dolci frottole della piccola C. che alla domanda di rito “Hai sistemato i tuoi giochi?”  alterna, a seconda dell’umore, un annoiato “Lo faccio dopo. Promesso” ad un pinocchiesco “ Sì, sì è tutto a posto mammina!”.
Segue a ruota la bugia passpartout dei 5 minuti che, a seconda della posizione dei meridiani diventa rispettivamente “Dormo solo per altri 5 minuti” (7:00 am) o “ Resto sveglia soltanto ancora 5 minuti. Giuro” (10:30 pm).
Alla sua innocenza si alterna il candore virginale con cui, ad ogni rituale del Bagno,  il mio coinquilino si aggira con aria disorientata,  accappatoio appoggiato al braccio destro e flacone di felce azzurra impugnato nella mano sinistra, chiedendo informazioni logistiche su slip e calzini, condendo il tutto con la solita palla di sottofondo del “Non so dove siano…”  
Ovviamente senza nemmeno dare una sbirciatina all’unica cassettiera  che possediamo….
E poi ci sono le panzane 2.0 , quelle ideate dai teenagers  in  virtù dei moderni canali di social comunicazione:  “Ti avrei avvisato ma il cellulare si è scaricato (o in alternativa… non prendevanon c’era campo… il credito era finito)  fino allo spudorato “Ti ho mandato un sms per avvisarti. Ohhh non ti è arrivato???” “Ti ho scritto su wathsapp solo che tu non ti sei collegata!”
Altra scusa che svetta nella top ten degli scansafatiche adolescenti è il classico“Non lo so fare…” “Perché pulire? Tanto poi la polvere torna comunque…” o “Adesso vengo ad aiutarti”  raro caso in cui l’avverbio di tempo assume una valenza totalmente opposta al suo significato originario il che, in parole povere significa “Aspetta e spera…”
E mentre ero persa nel mare di frottole familiari la piccola C. mi ha tirato la manica del maglione riportandomi nello Spirito del Natale Presente, per mostrarmi orgogliosa il suo presepe finito, in cui, oltre ad un assortito zoo safari, spiccava una clonazione di cammelli e Re Magi.
Nel frattempo il coinquilino in versione natalizia era pronto a premere l’interruttore che avrebbe illuminato il tutto. «Allora siamo pronti?Accendiamo?»
«Ma… sei sicuro?» tentenno io osservando la massa arzigogolata di ciabatte e cavi.
Lui annuisce con la consueta, pacifica, aria rassicurante «Ma certo. Stai tranquilla…»
E a me, chissà perché, tornano in mente le “palle” sull’albero della mia amica.
«L’accendiamo?» ripete ancora con l’entusiasmo di un bambino.
Io annuisco timorosa seguita dallo sguardo preoccupato delle ragazze. Del resto quando il capofamiglia armeggia con qualcosa di diverso dalla tastiera dello smartphone non si sa mai quel che può accadere…
Ma questa volta sembra andare tutto per il meglio. Preme il pulsante e il presepe magnificamente s'illumina...
Le lucine intermittenti funzionano, l‘acqua del pozzetto scorre, le ochette girano intorno al laghetto e un tintinnante “jingle bells” allieta i nostri timpani.
Ma appena qualche secondo tutto si spegne. Black out totale.
«Mamma…?» domandano in coro due vocine preoccupate.
«Tranquille ragazze… Tutto sotto controllo. Ora ci penso io» la voce del capofamiglia ci rassicura nel buio.

«Mamma, sei certa che vada tutto bene?»
«Sì, sì…» Esito, cercando di mascherare un’ostentata sicurezza «Con vostro padre siamo in buone mani!» Ma ecco che una persistente puzza di bruciato inizia a solleticarmi il naso accompagnata da alcune rassicuranti bugie:
E’ tutto sotto controllo.
E’ solo un piccolo contrattempo.
Non c’è  assolutamente da preoccuparsi.

Basterà semplicemente servire, al posto della zuppa di pesce, frittelle di frottole al cenone…

Magari accompagnate da un barbeque di cammelli… ;)

Buone Feste&Frottole a tutti!!!


*http://www.lepalle.it/ qui trovate le decorazioni a cui si è ispirato questo post

martedì 23 dicembre 2014

S... Cene da Supermarket - 2° parte



L’Innamorato Miracolato

Mancano meno di cinquanta minuti alla vostra cenetta romantica.
Disgraziatamente avete carbonizzato l’arrosto e anche il contorno di patate è andato a farsi friggere.
Per questo vi siete catapultate al supermercato, veloci come saette, verso il reparto dei cibi pronti per tentare di recuperare qualche pietanza.
La fortuna vi sorride perché riuscite a trovare una confezione di lasagne precotte e un “Bon Roll” che potrà cuocere indisturbato mentre voi vi agghindate per benino.
Dovete solo sbrigarvi e fare in fretta. Molto in fretta. Il cavaliere di turno è un po’ pignolo sull’orario e farlo aspettare fuori da una casa vuota significherebbe mandare in pezzi mesi e mesi di silenti corteggiamenti. No, non ve lo potete proprio permettere.
Peccato che le casse siano prese d’assalto da clienti e carrelli oversize.
Poi, come uno zampillo d’acqua nel deserto, individuate la cassa veloce: max dieci pezzi.
Conteggio rapido dell’approvvigionamento last minute e sorriso felice: solo nove pezzi , è tutta vostra!
I componenti della cena scorrono ridenti sul nastro automatico e sono già ai confini del separatore di spesa quando tre dita tamburellano nervosamente sulla vostra spalla.
«Mi scu-si- si eh eh…» balbetta il tizio dietro di voi «No-n non è ch-e mi fa pass-passare?» l’implorante richiesta è colorita da una serie di tic nervosi composti da: palpebra strizzata, spostamento del capo a destra e rotazione del collo a sinistra.
Imbarazzate dai devastanti effetti dello stress manifestati da quell’uomo, per non procuragliene altri pazientemente riponete la spesa nel cestino e gli cedete posto.
Con una lentezza paragonabile solo alla velocità del suo eloquio, il tizio depone sul nastro la sua invidiabile spesa: caviale, aragosta, vino d’annata, anacardi, sottofiletto al pepe verde, cioccolata fondente aromatizzata al peperoncino, un mazzo di rose.
Però… che abbia un appuntamento romantico anche lui? Forse il poveretto finalmente incontrerà la sua anima gemella. Che lo amerà con dolcezza nonostante quei tic.
Mentre la vostra mente fantastica su ipotetici happy end, finalmente la transazione si avvia verso il suo costoso epilogo.
«Sono centodieci euro e settanta…» annuncia con aria distratta la cassiera.
Il tipo si tasta convulsamente la giacca e le tasche «Ho-ho dimenti-cat il portafo-fo gli-o…» balbetta malamente. La forte situazione di imbarazzo accresce a dismisura i suoi tic nervosi che colgono la palla al balzo per deturparlo: occhio- testa- collo e viceversa.
No, non si può guardare.
Vi intenerite pensando che senza i pregiati manicaretti le possibilità di conquista del poveretto sono molto vicine ad un numero decimale preceduto dallo zero.
«Guardi pago io per il signore…» e guidate dallo spirito della romantica samaritana, saldate l’esorbitante conto.
Ed ecco che, non appena le vivande prelibate finiscono nel sacchetto il tartagliatore è talmente felice che il suo viso appare disteso e rilassato. Niente più occhio-testa- collo: le contratture muscolari sono sparite! Ora zompetta tutto baldanzoso verso il bar, seguito da una bionda ossigenata che indossa vistosi stivaletti pitonati.
Ordina un calice di Chardonnay e con un sorriso soddisfatto brinda alla vostra salute. E alla sua spesa gratis.
Vi soffia un bacio di ringraziamento e svanisce con Miss Platino avvinghiata al suo braccio.
Consiglio: la prossima volta che la romantica samaritana che alberga in voi si fa viva, sopprimetela con una mazza da golf. O con qualunque altro oggetto contundente adatto all’uopo. Ripetete l’azione con chiunque tenti di passarvi davanti alla cassa.



L’acchiappaverdure

Compare di soppiatto alle vostre spalle mentre siete impegnate a scegliere quel che rimane delle verdure di stagione, a pochi minuti dalla chiusura del supermarket.
Le sue mani, leste e veloci come termiti, arraffano le primizie migliori lasciandovi a bocca asciutta e con il sacchetto tristemente vuoto.
Stessa scena al reparto della frutta dove, con la destrezza di un giocoliere, si porta via i mandaranci più paffuti lasciando alla vostra mercé solo quelli asfittici e pieni di semi.
Poi guarda i vostri sacchetti trasparenti dove annaspano solo due minuscoli mandarini ed una manciata di zucchine mollicce . Alla vostra espressione perplessa risponde con un sorriso malizioso, sventolando le pregiate primizie sotto al naso «Oh scusa..volevi mica queste?»

Consiglio: smorzate il suo sorriso beffardo percuotendolo ripetutamente con un mazzo di carciofi o altra verdura contundente di stagione. E riappropriatevi delle primizie ingiustamente sottratte. Poi correte alla cassa, velocemente. Prima che il security man faccia lo stesso con voi…

sabato 6 dicembre 2014

S... Cene da Supermarket - 1° parte





Potete essere indifferentemente in fibrillazione per una romantica cenetta, a caccia di frutta e verdura per un weekend salutista o assalite da una voglia spasmodica di insaccati. Qualunque sia il vostro caso, una tappa al supermarket sarà d’obbligo. E allora tenete gli occhi ben aperti perché forse potreste incontrare alcuni di loro…

Il Cavaliere Numerato

Due etti di prosciutto cotto. Devono essere assolutamente, indiscutibilmente, la vostra cena.
Se no la dieta zona sballa tutta e sono cavoli amari. Sono settimane che vi nutrite solo di vegetali ed oggi vi è concesso questo proteico strappo alla regola. Peccato che attorno al banco ci sia una gran ressa: sembra che gli estimatori degli insaccati abbiano avuto tutti la stessa idea nello stesso, preciso, momento.
Il numero del turno sul display sembra non cambiare mai e le affettatrici scorrono lente come il diabolico contatore. Ciliegina sulla torta il cliente di turno sta monopolizzando l’intero staff con domande specifiche relative al tipo di pistacchio inserito nella mortadella.
Quando già state per rinunciare una voce maschile dal tono amichevole vi coglie di sorpresa «E tu che numero hai?»
«Scusi?» domandate, colte di sorpresa dal nuovo arrivato .
«Il numero… del turno per gli affettati…» specifica con un sorriso amichevole che per un attimo vi distrae dalla condizione sciagurata in cui vi trovate.
«Ah! Sessantacinque…» dite, desolatamente riportate al presente.
«Io trentuno!» annuncia trionfante facendovi l’occhiolino.
Trentuno? Ma come è possibile ? Se è appena arrivato!
State per partire in quarta con gli accertamenti del caso quando ecco che arriva l’inaspettata proposta.
«Se vuoi te lo cedo volentieri…»
La proposta è alquanto allettante ma siete ancora timorose. Squadrate il tipo strambo per escludere che sia a) un maniaco sessuale con la passione per i polisaccaridi; b) un untore dedito alla diffusione di batteri letali sui bigliettini salta coda; c) un borseggiatore che tenta un diversivo per sfilarvi il portafoglio.
Ma la borsa è stretta sotto al braccio e almeno all’apparenza, il tipo non mostra tracce evidenti di agenti patogeni. Nel frattempo la coda annaspa, anche perché il cliente logorroico ora chiede specifiche sul differente grado di salatura tra Parma e San Daniele e se va avanti così si fa notte…
A questo punto prendete coraggio: «Davvero mi cederebbe il suo bigliettino?»
«Certo …» annuisce con un dolce sorriso stampato sulla faccia e tendendovi il numerino. «Ma diamoci pure del tu…»
Stringete forte il numeretto e, in quel momento, vi accorgete che oltre che gentile il tipo è pure carino.
Scambio veloce di sguardi e rossore sulle guance. La coda finalmente riprende a scorrere.
«Beh, grazie allora…» mormorate timidamente
«Figurati. Quando passo di qui ne prendo sempre un paio da omaggiare alle ragazze carine…» segue strizzatina d’occhio da navigato tombeur de femme e uscita teatrale ad effetto dissolvenza tra le corsie delle acque minerali iposodiche.
Vi rosicchiate un’unghia e osservate il suo profilo farsi lontano, oltre la barriera casse.
E vi sorge un dubbio: non è che la vostra smania di Parmacotto vi ha fatto sfuggire il principe azzurro sotto il naso?
Crucciate per questo triste pensiero vi voltate verso il display dove, però, vi attende un’altra amara sorpresa: il vostro turno è appena passato.
Tentate una timida protesta ma gli altri clienti vi inceneriscono inferociti e i salumieri sono incorruttibili.
Affrante vi dirigete con aria verso l’uscita: potete dire addio alla vostra cena, e anche all’affascinante Cavaliere Numerato.


Consiglio: Il Biscottino della Fortuna del Supermarket dice “Ritenta sarai più fortunata”, alias, Coltivate con determinazione la vostra passione per gli insaccati chissà che alla prossima coda l’affascinante cavaliere salva turno non compaia di nuovo.

(continua tra una settimana...)

martedì 9 settembre 2014

Aspettando il Liga e... l'uscita di Viola, vertigini e Vaniglia!




Ecco ci siamo. Mancano poche ore al concerto di Ligabue all'Olimpico di Torino.
E io e Viola, la mia protagonista siamo emozionate.
E sì, lo è anche lei perchè le canzoni di Ligabue fanno da colonna sonora un po' a tutte le sue avventure...
Per leggerle e scoprirle tutte dovrete pazientare ancora un pochino ma, all'inizio del 2015, grazie alla casa editrice Book Salad,  potrete trovare Viola in "carta e inchiostro" in libreria, alle principali fiere del libro o in e-book dove volete.
Ma intanto in onore del concerto vi regalo un piccolo assaggio che, guarda un po', ha come scenario proprio un concerto del Ligabue...



Qualche ora dopo siamo al Palaisozaki in attesa dell’ora x quando scatterà il nostro piano strategico: iniziare a correre per conquistare un posto appiccicate al nostro idolo.
Nel frattempo, provo ancora a contattare zia Dalia ma senza successo.
<<Dai, molla sto cellulare! Stanno aprendo i cancelli!>> All’improvviso la folla balza in avanti e tutti iniziano a spintonarsi.
Emma in fibrillazione sguscia abile trascinandomi per una manica del giubbotto.
Considerando che non siamo più le ragazzine di un tempo, io le avevo proposto di scegliere delle comode seggiole nel secondo anello numerato.
Ma ovviamente non c’è stato verso.
Per lei i concerti si vivono dal vivo vale a dire in piedi, con porzioni limitate di anidride carbonica e pigiate come soppressate ma assolutamente sotto al palco, costi quel che costi.
Vuoi mettere l’emozione?
Alla fine sgomitando un po’ riusciamo a conquistare il nostro posto in prima fila.
Sul grande maxischermo le lancette digitali iniziano il conto alla rovescia.
Le luci si spengono e appena si diffondono le prime note vengo trasportata in quel mondo in cui le emozioni diventano musica.
Due ore dopo, con le corde vocali ormai sottili come sfoglie di lasagna, le quote rosa intonano in coro il ritornello del brano Le donne lo sanno.
Emma accanto a me canta e danza spensierata.
Poi mi volto e lo vedo.
Nonostante il buio, nonostante la folla.
Un paio di occhi appartenenti ad un maschio bianco poco più che trentenne, che, anziché fissare il palco, convergono direttamente verso il vulcano rosso al mio fianco.
Sono quelli di Edoardo.
Lui si accorge di me e mi fa un cenno con la mano.
Il mio sguardo corre protettivo verso Emma che sta assaporando il concerto come uno spicchio di mandarino, finalmente libera e senza nessun uomo accanto.
Ma qualcosa mi dice che non durerà a lungo…
Intanto Edoardo, come un moderno Mosè in Hogan e Lacoste, si apre un varco tra la folla.
<<Hey perché hai smesso di ballare?>> Emma, insospettita dalla mia staticità, si gira verso di me nell’istante esatto in cui Edoardo ci raggiunge.
 <<Emmi...>> lui pronuncia il suo nome con infinita dolcezza.
I loro occhi si incontrano.
Qualcuno alza uno striscione con la scritta Se c’è qualcosa di speciale in questo cielo passerà di qui prima o poi.
 <<Edo…>> risponde con un filo di voce.
La matita che le ferma i capelli scivola via e i riccioli le ricadono sulle spalle all’improvviso, come una massa di fuoco ribelle..(continua...)
                                         
Viola, vertigini e vaniglia coming soon: in uscita nel 2015 edito da Book Salad  - © Monica Coppola

domenica 7 settembre 2014

Tipe da Spiaggia: piccole indicazioni per riconoscere le vostre vicine di ombrellone...

 

Siete appena rientrati dalle vacanze e vorreste già ripartire?
Vi capita spesso di accostare all’orecchio oggetti nella speranza di sentire il mare?
Girovagate per le strade di città con le ciabattine da mare senza nemmeno accorgervene?
Tranquilli, sono i postumi del rientro.
Ma se avete nostalgia delle vostre favolose amicizie sbocciate sotto l’ombrellone bè sappiate che non sempre è tutto così idilliaco…
Soprattutto se, nel lettino accanto al vostro, si sistemano comode comode le Tipe da Spiaggia come quelle che ho incontrato io…

1) La Wi-fi Woman
È facile da individuare perché difficilmente vi guarderà negli occhi o si accorgerà di voi.
Potrebbe risorgere un’intera colonia di arabe fenici direttamente ai piedi del suo lettino (strategicamente munito di mensola per tablet e vano a scomparsa per smartphone), verificarsi un’improvvisa eclissi solare e le acque potrebbero riempirsi di cavallucci marini danzanti, ma lei resterebbe impassibile, pupille fisse e polpastrelli rotanti sullo schermo.
Che si trovi nell’atollo di Malè o a Bergeggi poco le importa: quello che le sta a cuore è la presenza di un servizio wi-fi e di almeno tre “tacche” di campo. Tutto il resto non la turba affatto. Potrete far scavare il clone del traforo del Fréjus ai vostri pargoli tutto intorno al suo ombrellone, inondarla con cascate di sabbia o briciole di pane e nutella, senza provocare alcuna rissa. Occhio ai gavettoni però: se malauguratamente le annegate lo smartphone potrebbe perdere il suo self control, ridurvi in polpettine svedesi e poi postarvi su Instagram. Siate prudenti.

2) La Signora Sbuffauffa
Ci prova ma proprio non ce la fa.
Il relax l’annoia come un documentario sulla riproduzione delle larve dei lepidotteri in terza serata. Lei prova a combatterlo con ogni forma di intrattenimento: sfoglia pigramente qualche rivista ma dopo un’overdose visiva a base di chiappe Vip, richiude irritata. Infastidita dagli schiamazzi dei vicini infila le cuffie sbuffando e si spara a palla la Summer Hit Compilation ma al terzo brano ha già l’emicrania.
Spegne tutto e tenta un massaggio relax sul bagnasciuga ma viene disturbata da una pallina gommosa che con regolarità le piomba sulle cosce. Irritata prova allora a rilassarsi con lo snorkeling: infila pinne e maschere ma dopo dieci minuti passati senza vedere nemmeno la lisca di un pesce ne ha piene le scatole; quando esce è incazzata più di prima perché alla sua noia si sono aggiunte le alghe nei capelli e anche due moleste vesciche sull’alluce.
Sbuffando si dirige al bar della spiaggia dove ordina un tè freddo che a lei sembra acqua sporca e per di più le resta pure sullo stomaco. Così corre di corsa alla toilette dove però la porta non si chiude e ovviamente è finita la carta igienica. Rimpiange la sua casadolcecasa e con il volto più crucciato che mai torna al suo lettino, appoggia le guance tra i pugni e osservando la folla gioiosa davvero non riesce a capire che cavolo hanno da divertirsi tanto. Lei è lì da un solo giorno e già non ne può più… quasi quasi torna a casa.
Consiglio: avvistatela e stringete amicizia. Forse passerete 24 ore di angoscia ma ne vale la pena. Di solito lascia baracca e burattini entro 48 ore e se gli siete simpatiche vi lascia eredi di un soggiorno già pagato... Meditate ragazze, meditate.

3) La D.D.A ovvero La Divina Distruggi Autostima
È facile da riconoscere.
Guardatevi intorno: quasi tutte le donne normali devono arrabattarsi alla meno peggio tra pinzoni di plastica, ridicoli cappellini in rafia o diaboliche treccine afro strappa capelli per gestire alla meno peggio le ribelli chiome messe a dura prova da sole, sabbia e salsedine.
Quasi tutte tranne la Divina.
Lei esibisce una chioma impeccabile e vaporosa, come fosse avvolta da un’aura a base di jojoba e cheratina, con una nuance perfetta che voi non potreste replicare nemmeno se Jean Louis David diventasse il vostro migliore amico.
La sua abbronzatura è sempre uniforme, dorata al punto giusto e senza fastidiosi segni, mentre per tutte le donne“normali” varia dal rosso San Marzano, all’arancio zucca di Halloween al bianco robiola Osella per le meno colorite. Datevi pace perché accanto a lei sembrerete affascinanti come petti di pollo al supermarket anche se vi state crogiolando al sole da settimane e settimane.
Se sfortunatamente prende in affitto il lettino accanto al vostro, migrate il più lontano possibile.
La vostra autostima potrebbe subire danni irreparabili che nemmeno sei barattoli di Nutella potrebbero lenire. Avvistate un ombrellone riservato alla terza età e chiedete asilo politico ad un trio di vecchiette.
Magari gli manca la quarta per tentare una canasta o un pockerino.

4) Miss Melanina
Ha tre migliori amici: l’olio al mallo di noce, i raggi ultravioletti e il lettino da spiaggia.
All’allegro trio nelle ore di punta si aggiunge un transitorio ospite costituito da un minuscolo paio di occhialini appoggia naso in plastica gialla che Miss Melanina indossa quando sente che le palpebre iniziano a scaldarsi come uova strapazzate, di solito nelle ore di punta.
Giace in posizione supina e immobile di solito dalle 9 alle 12. Alle 12.15 sgranocchia qualche carota e poi cosparge con dovizia ogni angolo del suo corpo con sostanze untuose capaci di attirare anche i raggi solari del Polo Nord. Intorno alle 13.15 si gira a pancia in giù e ci resta fino al tramonto, a meno che non si verifichino calamità naturali in grado di scuotere il suo status di tintarella perpetua.
Se ne individuate una buttatevi a pesce: è una fantastica vicina di ombrellone.
Non parla, non mangia, non schizza, non si muove. Praticamente quasi non esiste.
Unica precauzione: fate attenzione a non farle mai ombra. Anche lei come la Wi-fi Woman potrebbe alterarsi e tramortirvi a colpi di specchietto solare portatile.

5) La Beach Broker
Per lei la playa è come Piazza Affari. Se ne infischia di bandiere blu e acque cristalline: quello che le importa è la caccia al pezzo unico.
È il sogno di tutti i vu cumprà del pianeta, inclusi venditori di cocco e bomboloni.
Durante la stagione invernale se ne sta tranquilla e si limita ad uno shopping cauto e occasionale nella grande distribuzione, ma sotto al solleone subisce una strana metamorfosi per cui ogni cianfrusaglia che vede si trasforma in oggetto del suo desiderio: sudici prendisoli in poliestere, borse in rafia puzzolente, pruriginosi teli mare adatti solo come scrub, braccialetti a laccio emostatico o fondi di bottiglia spacciati per perle di lapislazzuli.
La riconoscerete da lontano perché il suo ombrellone sembra una sorta di Jaama el-Fna dell’Adriatico.
Attorno a lei, venerata dall’intera popolazione multietnica dei Beach seller, il cuore del commercio pulsa inarrestabile come nei primi amori adolescenziali.
Da evitare se si prediligono vacanze silenziose ed economiche: il suo shopping compulsivo potrebbe contagiarvi perché è scientificamente provato che ogni oggetto che viene esaminato e valutato da un’altra donna diventa all’istante totalmente irresistibile anche per tutte le altre.
Quindi girate alla larga e dirigetevi a passo deciso verso l’ombrellone della Signora Sbuffauffa o delle vecchiette canasta-dipendenti.
A meno che non sia già troppo affollato…

P.s.: E voi chi avete incontrato durante le vostre vacanze?

sabato 19 luglio 2014

21 giugno: Notte prima degli esami e Amarcord…





È la notte del solstizio d’estate e mentre dall’altra parte dell’emisfero la nostra nazionale si flagella per quel goal di Ruiz al quarantaquattresimo, io mi barcameno tra i dubbi last minute di una promessa sposa e quelli di una studentessa a poche ore dall’esame orale.
Per essere più precisa cerco di confortare la fatina M. sottovoce e in bilico nell’unico microangolo libero del letto, alla luce di una candela profumata alla viola, tanto per dare una nota romantica alle mie notti visto che il mio coinquilino rantola rumorosamente sul lato destro del talamo nuziale e la piccola C. ha invaso la restante piazza e mezza e riposa beata, distesa a stella marina.
«Vedrai che il vestito sarà perfetto…»
«Non mi allarga i fianchi vero?»
«Ma se hai un vitino di vespa!»
«Dovevo prenderne uno stile impero così potevo divorarmi l’intero buffet degli antipasti…»
«Qualcosa mi dice che non avrai molto appetito…»
«A proposito di appetito… Secondo te avrò fatto bene a mettere il flan di asparagi con la fonduta di toma d’alpeggio? E se non stanno bene insieme?»
«Stai tranquilla. Non credo che qualche invitato si faccia domande sulla liason tra l’asparago e la toma. Quelli mangiano e basta…»
«Sì, sì hai ragione. E il risotto al prosecco mantecato al Castelmagno? Sarà mica indigesto?»
«Si papperanno pure quello vedrai.»
«Tu dici? Beh speriamo… e speriamo anche che non piova…» sospiro dall’altra parte della cornetta «E se invece piove?»
«Ci sarà il sole però tu ora riposa. Che mancano meno di 24 ore al grande giorno!»
«No, no non ricordarmelo. Se no vado nel panico!»
«Mà non riesco a dormire…» F. a piedi nudi e pigiama a righe “stile condannato” e immancabile smartphone trasformato in torcia luminosa per l’occasione, mi appare davanti insieme a tutto lo staff dei timori, dubbi e inquietudini esistenziali della notte prima degli esami unite alle paturnie evergreen di una quattordicenne.
Congedo la sposa rassicurandola sulle condizioni meteorologiche avverse previste per il weekend e passo ad occuparmi di F.
«È normale. È la tua notte prima degli esami. Capita a tutti» e le accarezzo i capelli scompigliati.
«Anche a te?»
Io annuisco «Quando facevo gli esami sì. Sempre»
«Non mi ricordo niente…»
«Ti ricordi tutto. Ti ho sentita solo poche ore fa…»
«Sì ma ora non mi ricordo niente…» poi guarda con aria speranzosa il minuscolo spazio libero a bordo del letto «Posso dormire qui?»
L’ennesimo rantolo del coinquilino spezza il silenzio e affloscia anche la fiammella della mia candela profumata.
«Ehm… forse è meglio se vengo io di là da te…»
Ci spostiamo di camera, chiudiamo le porte e finalmente assaporiamo i primi minuti di silenzio di questa strana notte. Ma non ne passano molti che…
«Mà…» mi chiama ancora. Io mi aspetto l’ennesimo quesito pre esame e invece come un’interrogazione non programmata, mi arriva a sorpresa una domanda tutta nuova «Com’eri tu alla mia età?»
“Eh insomma” vorrei risponderle…
Ho dei flashback delle fasce di pizzo che mi mettevo in testa come fan della signorina Ciccone, dei lucidalabbra pastosi alla fragola che immancabilmente si scioglievano nelle tasche degli shorts che tagliavamo con la forbice sopra le ginocchia.
Ripenso alle montagne di “Cioè”, “Ragazza In” e “Dolly” arraffati dalle edicole e divorati nei sottoscala con le amiche per capire che caspita significava “petting” e carpire ogni segreto del bacio alla francese.
Erano altri tempi, lontani da internet e da facebook. I ragazzi, quando ti andava bene, li conoscevi giocando a pallamuro e li baciavi giocando a nascondino.
Fiorello aveva ancora il codino e Jovanotti era posseduto da uno pseudo avatar che portava il cappello da basket al contrario e voleva a tutti i costi diventare presidente.
Steve Jobs aveva inventato il primo Mac ma io non me n’ero nemmeno accorta: quando parlavi di computer pensavano tutti al Commodore 64 annesso di Pacman e fantasmini bicolore.
A volte ci si rannicchiava sul divano con gli amici a vedere qualche film del terrore preso a noleggio tanto per tirare fuori un po’ del nostro coraggio di neo adolescenti di fine anni Ottanta.
Anche se io sinceramente mi nascondevo gli occhi con le mani e tremavo di paura.
Proprio come la notte prima degli esami.
Perché quella paura lì, in fondo resta sempre la stessa, quella che ora ha F.
Anche se in mezzo è passato un trentennio…
«Più o meno come te ma senza facebook e smartphone…» le rispondo alla fine della mia lunga riflessione.
«No dài, ma che sfiga…» ribatte subito convinta. Anche perché le sembra impossibile pensare che è esistito un tempo in cui se sentivi una canzone che ti piaceva un sacco, non avevi alternativa che aspettare che il pezzo passasse alla radio per poi pigiare in concomitanza il tasto “rec” del tuo stereo, sperando che la cassetta mangianastri avesse ancora spazio e che quel deficiente dello speaker non ci parlasse sopra.
Altro che l’app Shazam…
«Beh allora era normale così…»
«Molto meglio essere una ragazza del duemila.» Aggiunge fiera lottando con uno sbadiglio. «Secondo me quando eri giovane tu era una noiossima palla…» e riflettendo sul contesto sociale sfigato e offline della mia adolescenza, si gira pacifica su un fianco e scivola lentamente tra le braccia di Morfeo…


venerdì 4 luglio 2014

Un esame, un compleanno, un matrimonio e… un mondiale! 2° puntata

19 giugno: il mio compleanno e... 1° giorno dei mondiali: Italia-Costarica

Ore 7,00



La sveglia suona e io la metto a tacere all’istante.
Ha poco da fare casino tanto sono già sveglia.
Praticamente non ho chiuso occhio visto che la notte appena trascorsa era troppo importante: segnava il fatidico passaggio dagli “enta” agli “anta”.
Per documentarmi a dovere ho navigato su internet alla ricerca dei possibili effetti collaterali del passaggio di decina.
L’insonnia era uno dei primi in effetti…
Seguita in buona compagnia da: irritabilità, aumento della pressione arteriosa, vampate di calore, osteoporosi, tachicardia e ovviamente aumento ponderale.
Sì certo, non è una tragedia e in effetti esistono cose di gran lunga peggiori.
Come compiere gli anni il giorno della partita della Nazionale. A me è già andata di lusso perché, a quanto pare, sono nata con 24 ore di anticipo.
Ma sono incazzusa lo stesso…
Perché se fino agli sgoccioli dei trenta ti crogioli nell’illusione di essere una ventenne con un po’ di esperienza di vita in più, dopo non c’è appiglio che tenga…
E quelli che ti propinano le amiche più giovani, ancora lontane dall’infame traguardo, sono tutte palle consolatorie senza nessun barlume di verità.
E io lo so, lo so bene.
Per questo ho fretta di alzarmi per constatare di persona tutto il devasto che si è portata dietro la notte appena trascorsa.
Mi guardo allo specchio e mi sembra di vedere squadre di radicali più liberi che mai scorazzare intorno al mio contorno occhi che già mi appare più plumbeo del solito.
Desisto e passo alla fase di ispezione due: controllo del peso.
Salgo sulla bilancia che non dà cenni di vita perché me la sono comprata in un momento in cui ero assoluta seguace dello still life eco compatibile e funziona soltanto se esposta a luce solare.
Sbuffo e, con addosso ancora il pigiama, esco sul balcone e sporgo fuori la bilancia alla ricerca dei primi pallidi raggi di sole.
La signora di fronte tutta affannata si affaccia a sbattere i tappeti, poi si accorge di me e mi indirizza uno sguardo compassionevole.
Poi giungono altri segnali di vita dalle tapparelle attigue e allora decido di battere in ritirata.
Vorrà dire che vivrò il mio primo giorno da quarantenne con l’illusione di essere in forma perfetta.
Mentre mi vesto cerco qualcosa che in qualche modo camuffi l’anno in più: un abito che non lasci scoperte le gambe (che già noto afflitte da ricrescita villosa e precoce sicuramente dovute al fatidico passaggio), che scenda morbido sui fianchi e che magari abbia anche un effetto push up.
Sposto le grucce ma ovviamente non trovo niente del genere e quindi opto per il solito top morbido e pantalone.
Vorrà dire che in onore del mio compleanno farò shopping sfrenato…
A più non posso.
Dopodomani F. ha l’orale e devo ripassare con lei. E fra tre giorni si sposa la mia amica M., quindi quel che resta del mio budget devo dedicarlo a trovare qualcosa di decente da mettermi.
Dallo specchio dell’armadio noto con disappunto che l’umidità mi arriccia tutto il carrè rendendolo simile al pelo di un gatto randagio dopo un temporale estivo.
Tra l’altro la fortuna ha deciso di farmi un altro bel regalo: mi ha resa damigella insieme a tre splendide fanciulle di unmetrosettantaefischia che, munite di chiome lunghe e fluenti, sfileranno verso l’altare con bouquet fioriti precedendo la sposa.
Se entro dopo di loro sembro la bambina porta fedi, solo con molte rughe in più.
Tutta afflitta dai miei pensieri molesti salgo sul bus.
“Signora vuole sedersi?”
Una ragazzina piercing munita, con metà capo rasato mi sorride e mi cede, inaspettatamente, il posto.
E qui i casi sono due: o la ragazzina è squisitamente gentile o io inizio ad apparire veramente vecchia.
Perché sono almeno vent’anni che scorrazzo sui bus e ‘sta cosa non mi è mai successa…
“No, grazie. Sono quasi arrivata” mento spudoratamente visto che mancano ancora ventidue pressanti fermate.
Per distrarmi dai pensieri sbriciola autostima, mi metto ad origliare la discussione animata di un gruppetto di ragazzi adolescenti già addobbati col tricolore di prima mattina.
“Massì che coi Watussi vinciamo domani…”
“Macchè! Quelli al caldo ci sono abituati! I nostri sono tutti spompi già al quattordicesimo.”
“Eh ma spompi o no con gli inglesi abbiamo vinto.”
“Perché quelli ci avevano caldo come noi… Guarda che questi qui agli uruguayani gli hanno mollato tre mappine eh…”
“Che saccagnata però. Ma in Uruguay che tempo fa? Caldo o freddo?”
“E io che ne so! In vacanza vado a Cesenatico!”
Distratta dalle disquisizioni sulle condizioni climatiche uruguayane a momenti mi perdo la fermata.
Scendo di corsa e poco dopo ho già il fiato corto e il cuore che sembra schizzare fuori.
Eh sì, wikypedia lo diceva chiaro: affanno e tachicardia, gli altri compagni molesti dell’invecchiamento precoce.
Mentre boccheggio cercando di riprendere fiato mi ritrovo davanti alla parafarmacia del corso che, invitante, mi ammalia con le sue beauty offerte promozionali.
Forse è arrivato il momento di agire.
Una giovane e levigata commessa mi sorride benevola.
“Buongiorno. Posso fare qualcosa per lei?”
Decido di essere sincera anche perché il tempo corre, in tutti i sensi purtroppo.
“Ehm salve… senta mi consiglia qualche crema anti età’?”
“Certamente. Quanti anni ha?”
‘ranta…” bisbiglio sottovoce.
Cinquanta?” solleva le sopracciglia perfettamente delineate con aria stupita.
“No, quaranta…” preciso indispettita “Compiuti solo da qualche ora eh…”
“Ohhh mi spiace tanto.” Ribatte sinceramente rammaricata “Però non si preoccupi. Ora vediamo di rimediare ehm… il rimediabile” mi lancia un’altra occhiata furtiva e poi ancheggia sinuosa da uno scaffale all’altro, svuotandoli per metà.
Mentre io sto ancora meditando su quale sia l’esatto significato di “rimediare il rimediabile” lei depone una montagnola di flaconi, blister e tubetti sul bancone “Diciamo che per iniziare questi dovrebbero bastare…”
“Mi serve tutta questa roba?” domando esterrefatta.
“Come minimo. Deve combattere l’invecchiamento in modo massiccio, le servono antiossidanti, leviganti, esfolianti, miorilassanti e ristrutturanti di barriera.” Ad ogni definizione mi mostra un prodotto e poi aggiunge con delicatezza “Sa, avere quarant’anni non è mica come averne venti…”
Ma va? Grazie per la perla di saggezza!
“Però lei è fortunata. La cosmesi ha fatto progressi enormi e anche lei ne potrà beneficiare” le sue labbra lucenti di gloss si piegano all’insù  “Grazie ai poliidrossiacidi come il gluconolattone e il lattobionico potrà tornare ad avere la pelle di una ragazzina…”
Non so perché ma il termine “lattobionico” mi fa venire in mente un supereroe muscoloso tutto intento a poppare da una tettarella siliconata e la cosa mi fa alquanto ridere.
Lei invece è serissima. “Guardi che la lotta ai segni del tempo è una cosa seria…” si affretta a rimproverarmi.
“Ehm sì… E quanto mi costerebbe tutto questo?” chiedo indicando quel pout pourri che mi garantirà eterna giovinezza.
Le sue dita affusolate dalla perfetta french manicure scansionano meticolose ogni confezione. “Soltanto ottocentocinque euro e novanta…”
Al ferale annuncio divento più pallida del suo camice “Ehm … E solo il glucolattone quanto costa?”
“Il gluconolattone intende?” mi corregge lei “Il minisiero da 5 ml novantasette euro. Ma se non me l’abbina all’acido lattobionico non mi sento di assicurarle il pieno funzionamento delle proprietà ossidirliche sull’epidermide l’avviso…”
“Sarebbe a dire?”domando piuttosto confusa.
“Sarebbe a dire che le rughe se le tiene” ribatte spazientita una signora con gli zigomi push up in coda dietro di me.
L’orologio intanto batte le nove e io capisco che devo sbrigarmi.
“Beh senta, magari ci penso eh… Grazie.”
“Ecco sì, faccia così che è meglio per tutti…” mi scavalca già senza troppi complimenti Miss Zigomo Alto.
“Ma non vuole nemmeno la crema antiossidante alla quercetina?” ritenta ancora la commessa “Oggi è in offerta a settantacinque euro!”
Io penso alle mie rughe e poi a tutte le cose belle che potrei fare con quella cifra.
Allora arraffo dallo scaffale un pacco di caramelle fuxia per combattere la flora batterica e le porgo alla commessa “Ci ho ripensato. Prendo solo queste”.
Esco accompagnata da una scia di dissensi di sottofondo senza alcuna nostalgia per la mancata adozione di glucolattoni e affini.
Mi specchio in una vetrina e crucciata osservo la ruga vicino alle sopracciglia.
 Sul cellulare intanto vibrano i primi messaggi di auguri che mi mettono di buonumore.
Rincuorata dalle manifestazioni d’affetto che arrivano dall’etere mi ritrovo a sorridere. Accarezzo la mia ruga pensando che in fondo fa parte di me. Poi sorrido e riprendo a camminare serena pensando che forse, d’ora in poi, diventeremo buone compagne di viaggio…




domenica 29 giugno 2014

Un esame, un compleanno, un matrimonio e… un mondiale! 1° puntata





Giugno è stato un mese intenso e ricco di colpi di scena.
Diciamo che le tappe si possono scandire di pari passo con le uniche tre partite “giocate” (si fa per dire) dalla nostra nazionale.
Le cose sono andate più o meno così…

14 giugno
1° PARTITA 
Italia - Inghilterra
ORE 22,30.

Ho sonno, sì ho maledettamente sonno.
Qualche anno fa di sabato sera mi sarei dimenata al ritmo di “sabor latino” in qualche dancing o avrei spadellato per intere tribù di amici e invece adesso l’unica cosa che desidero è farmi una sonora ronfata.
Pienamente giustificata direi, visto che mancano appena 5 giorni al mio quarantesimo compleanno e quindi ho tutto il diritto di dare il benvenuto ai primi cedimenti strutturali della vecchiaia che incombe, stanchezza inclusa.
Le mie amiche che hanno già raggiunto il traguardo mi hanno avvisata: dopo il giro di boa che dagli “enta” porta agli “anta” tutto peggiora.
Hai ancora più sbalzi d’umore, i capelli bianchi proliferano in perfetta sincronia con i cuscinetti adiposi e ti sbraneresti prole, coniuge e parentado fino alla settima generazione un giorno su due.
Non resta che appendersi al collo un cartello con la scritta “Caduta pezzi” e camminare a testa bassa.
Evviva.
Comunque trenta o quaranta resta il fatto che io ho un sonno boia e vorrei solo dormire.
Anche se c’è l’anticiclone sub tropicale che rende tutto appiccicoso e anche se iniziano i mondiali.
A tal proposito la piccola C. ha annunciato tutta pimpante che lei resterà sveglia per tutti i due i tempi, minuti di recupero inclusi.
Il mio coniuge-coinquilino se l’è svignata con una scusa non meglio identificata promettendo di rientrare come un moderno Cenerentolo, entro il fischio d’inizio della mezzanotte.
Io però non ce la posso proprio fare…
Ho avuto una giornata da manuale della mamma e non ci sono abituata…
Mi sono svegliata all’alba per fare da “mamma-coach” ad F. che affrontava la sua prima prova scritta d’esame. Ovviamente assalita da tutti i dubbi grammaticali catalogabili dalla prima elementare alla terza media, nessuno escluso.
Poi per par condicio ho dovuto improvvisarmi “mamma-giardinetto” preparare un tramezzino alla nutella e prendermi eritemi e zanzare sotto il solleone di un parco giochi senza alberi, che i pargoli considerano però molto trendy, perché possiede un infernale struttura gioco denominata “Ragno”, su cui gli spensierati infanti tentano di arrampicarsi come scimmiette, rischiando ad ogni mossa fratture varie e assortite.
Ciliegina sulla torta ho ricoperto l’infame ruolo di “mamma-spesaiola” raccattando provviste al Carrefour tra la massa famelica di quel che restava del sabato pomeriggio.
E mentre riponevo gli approvvigionamenti dentro sottilissime buste puzzone di plastica bio, la cassiera mi ha rifilato uno scontrino chilometrico in triplice copia blaterando qualcosa a proposito di rimborso del cento percento in caso di vittoria della nazionale.
Io ho annuito distratta mentre arraffavo scontrini e pure la piccola C. in procinto di esibirsi nel tuffo da carrello. 
E quindi adesso, dopo questa bella giornatina io e il mio spirito patriottico non ce la facciamo proprio più e vorremmo solo assopirci tra le lenzuola, con buona pace del tricolore.
Ma le mie “ragazze” non la pensano così.
Reclamano la “partita in famiglia” e considerano la mia presenza indispensabile visto che anche Cenerentolo ci degnerà della sua piuttosto fantasmagorica presenza.
Dopo un estenuante tira e molla raggiungiamo un armistizio: mi sarà concesso un sonnellino breve dalle 22. 30 alle 23.30, a patto che mi renda disponibile a fare da cavia per una manicure bianca rossa e verde. In alternativa sono disposte a stare brave per la modica cifra di dieci euro cadauna.
Ci accordiamo per 5 euro più una scorta mensile di estathé alla pesca e posso andarmi a stendere.
Chiudo gli occhi e, finalmente, mi rilasso…
Sono in pieno dormiveglia quando avverto qualcosa di strano, come una presenza morbida sulle mie guance e un lieve ronzio nelle orecchie…
Apro un occhio pigramente e vedo la piccola C. con le sue manine premute sulla mia guancia
“Mamma… volevo svegliarti per dirti che puoi dormire ancora mezz’ora!” annuncia fiera.
Non sa che un annuncio del genere potrebbe essere più letale del diabolico “ragno” dei giardinetti…
Per fortuna l’istinto materno, o più probabilmente il sonno, ha il sopravvento su ogni reazione avventata a danno del componente più giovane della mia famiglia.
Richiudo gli occhi e dopo nemmeno dieci minuti la porta si riapre.
Questa volta è la maggiore che fregandosene altamente del mio desiderio di riposo accende la luce e si sdraia accanto a me con tanto di pc posizionato sulla cartella “Tesina terza media”.
“Mà, dài… ripetiamo la tesina?” 
“Frà manca una settimana!” protesto con la testa a sandwich tra due cuscini sperando che desista.
Speranza vana.
“Mà non puoi dormire! Sono tutti svegli che aspettano la partita!”
“Ti faccio sentire l’inno dei mondiali così ti svegli…”
Smanetta sulla tastiera e le note spaccatimpani di “Ole-Ola” gentilmente offerte da Lopez - Pitbull mi piombano moleste nel cervello.
“Visto che figata!”
Attratta dalla musica, anche la piccola C. decide di unirsi al party notturno pre-partita.
Io sono di nuovo animata dalle peggiori intenzioni che un genitore possa avere nei confronti della prole ma per fortuna vengo distratta da uno strombazzante “PEEEEE PEEE” che guarda caso proviene proprio dal mio uscio.
Il mio coinquilino/consorte, fresco come un bocciolo di rosa, varca la soglia munito della sua nuova trombetta da stadio hand made, costruita guardando un video su you tube tanto per ammazzare il tempo.
Mentre i tre hooligans improvvisano un karaoke sull’inno di Mameli io mi appiattisco sul divano e, tra uno sbadiglio e l’altro mi perdo tra le scarpette bicolore di Balotelli, i capelli sudati di Pirlo e l’orripilante completino rosa salmone del portiere di riserva.
I minuti passano e mentre io comprendo che il 4-2-3-1 non è un conto alla rovescia sbagliato, i miei coinquilini gongolano al primo goal, si ammosciano al pareggio ed esultano strombazzanti alla vittoria.
Alle 2,30 tutti ronfano beati nei loro lettini.
Tutti tranne la sottoscritta che, ovviamente, non ha più sonno.
Mi alzo e frugo nella borsa alla ricerca di una compressa di melatonina e mi ritrovo tra le mani lo scontrino infinito del Carrefour.
Lo leggo con attenzione e scopro che la vittoria insperata della nazionale mi dà diritto a un buono spesa da 50 euro e all’improvviso ho voglia di esultare anche io.
Prendo l’infernale trombetta fatta in casa e la schiaccio a più riprese zampettando tra le stanze. 
“Beh, che avete? Non vi va più di festeggiare?”
Mi raggiungono mugugni e commenti di vivace disapprovazione mentre io, tutta soddisfatta, me ne torno a dormire pensando che tutto sommato il rosa salmone non è poi così male e il calcio inizia a starmi simpatico…

Notare la divisa color Salmone Norvegese
Il mio superbuono!

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