martedì 5 settembre 2017

La metamorfosi (e la Vita Nuova).




E' accaduto qualcosa che non so spiegare.
Sono partita, beata e contenta, verso la mia estate sarda e Gabbanica  con la speranza di trovare al mio rientro una Vita Nuova.
In parte, sono stata accontentata.
Che ci fosse qualcosa di molto diverso l'ho scoperto, anche io come Gregor Samsa, il mattino in cui mi sono ritrovata a tu per tu con gli abiti lasciati nell'armadio: dopo settimane di parei multicolori (indossati molto più stile cappio à porter che bella polinesiana di Gauguin) era giunto il momento di rientrare nel tran tran quotidiano. E nei miei panni.
Ri-entrare, appunto. 
Impresa che stavo tentando anche con l'ausilio di tecniche yoga e apnea, senza produrre alcun risultato: la cerniera del tubino nero, che avevo scelto di indossare,  si era mossa a stento per pochi, faticosissimi, centimetri ed ora si rifiutava di salire più a nord.  
A sud dell'abito la situazione era pressoché invariata e,  sui  rilievi gluteo-tondeggianti, si intuiva un principio di smottamento delle cuciture laterali.
Il vestito, in modo inspiegabile, si era ristretto durante la mia assenza!
Davvero una curiosa mutazione...
La stessa che sembrava affliggere anche gli adorati pantaloni capri che, proprio all'altezza del giro vita, ora  presentavano una distanza incolmabile, come se asola e bottone fossero due amanti estivi, residenti agli antipodi dello stivale, costretti a dirsi addio per sempre.
Ma, come insegna il buon Sherlock, due indizi non fanno una prova e allora eccomi, sull'orlo dello strappo e  del mistero, alla ricerca del terzo elemento d'indagine: l'abito provenzale a campana.  Oh, sì,  proprio quello che avevo indossato ad inizio vacanza per inaugurare la mia prima Sagra di paese!
La prima di una lunga serie...
Al solo pensiero ecco che mi sovviene il crepitio del maialetto sulla brace, lo sfregolio della salsiccia con i malloreddus, la morbidezza arrendevole delle sebadas, il vivace solletico del pecorino: tutta l'allegra Banda Bontà che ha alleggerito la mia estate.
Del resto un diversivo alla canicola andava trovato. 
E, a proposito, ecco che la tv annuncia che è in arrivo Polifemo, la settima ondata di caldo. Dopo Caronte e Nerone ora tocca a lui.
Insomma non c'è tregua. Questi anticicloni nordafricani ormai sono dappertutto.
Vuoi vedere che mentre ero in vacanza si sono intrufolati abusivamente in casa e mi hanno manomesso i vestiti? Sì, devono essere stati loro.
Oppure quelle brioscine -meteoriti che ora piovono dovunque, sbatacchiando ironie intorpidite e coscienze, più candite che candide, che ci asfissiano anche peggio degli anticicloni.
Comunque tutte queste riflessioni hanno messo un certo languorino.  Mi sa che l'enigma del restringimento tessile dovrà aspettare.
Chiudo l'armadio, annodo un pareo in grado di circumnavigare la mia vita- nuova e vado a prepararmi un piatto di culurgiones. 
Che a pancia piena il capro espiatorio si trova sempre meglio. 
Che a mente vuota...

Buondì a tutti ;)

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