lunedì 13 febbraio 2017

"Buonanotte Viola..." E poi? Scopriamo cosa è successo dopo secondo #PsicoGaia

Molti si saranno chiesti, cosa è accaduto dopo quella “buona notte Viola”, e se lo chiederanno (forse) ancora per molto tempo, visto che certi incontri rimangono “fatali” ad oltranza.  Io sono con le cianche larghe (detto di noi toscanacci), dalla tensione nervosa per sapere che fine hanno fatto quei due (mi piace pensare ad un focoso rapporto inatteso post trauma). 
Nell'attesa mi sto divorando una stecca di cioccolata. Un’attesa che, secondo me, deve rimandare alla bellezza del ritrovarsi e (ri)scoprirsi “diversi e indipendenti insieme”.  Le storie posso finire solo nel momento in cui, due anime si sono salutate in modo gentile, ringraziando per essersi donate a vicenda.
Proprio come è accaduto a Emma e a Edoardo. Qualcuno alza uno striscione con la scritta “Se c’è qualcosa di speciale in questo cielo passerà di qui prima o poi” . Qualcosa di fulminante è ritornato, anche solo per qualche minuto per i due “ex”. Ma si può davvero essere un “non più” di qualcuno o di qualcosa? Consulto un attimo il dizionario:
“Ex”Preposizione
1)     per indicare la funzione precedente all'attuale…
2)     chi ha cessato di ricoprire quel ruolo...

Non posso che rispondere sì, a livello grammaticale e semantico, perché Emma, come Edoardo, non hanno più la funzione di prima ovvero “fidanzati”, secondo il principio “questo si fa, questo non si fa”. Non ricoprono più quel ruolo.
Ma si riduce tutto alle parole del Sig. Dizionario? Possiamo pensare, invece, ad un nuovo ruolo, di due compagni di vita che si sono perduti, per poi ritrovarsi, perdersi, ritrovarsi, ancora, ancora. Anche questo è far coppia.
Non sarà quella formato standard A4, dove la condivisione rientra negli spazi quotidiani, ma anche un A3 può essere un buon formato, sebbene poco utilizzato, ma funzionale e piacevole per entrambi.
E’ spesso, il voler rimanere fissati su un’idea di come una cosa deve andare, che fa andare quella cosa nel modo opposto, o che non la fa semplicemente andare, perché c’e’ un’ostinazione nel dare una direzione ben delineata a tutto. L’ “ideale”, non è ideale (scusate il gioco di parole), perché produce frustrazione e incapacità di tollerare la sofferenza che ne consegue. Emma… Finalmente libera, ma allo stesso tempo, finalmente insieme al suo Edoardo - con scossa elettrica per Viola, che si è ritrovata come una violetta del “cosa caspita devo fare?” , e al loro diario adolescenziale, dove si è aggiunta una nuova pagine da scrivere.
Viola, senza attacchi di panico o allergici, è stata una deliziosa complice, al profumo di vaniglia. L’happy end sembra già scritto quando il destino ci mette lo zampino e all'improvviso tutto cambia….


Quando si parla di amori del genere forse bisognerebbe ridefinire il concetto di “coppia” e quando si può dire che è davvero chiusa. Magari da quella “buona notte Viola”, si potrebbe azzardare nel dire, se Viola è d’accordo, che è solo un “Happy moment”, pensando che un momento di felicità ritrovata, possa ripetersi e tramutarsi in una storia tipica o atipica di due persone che si amano, e stanno cercando di capire loro stessi, all’interno di un NOI formato A3 perché, come dice il maestro Woody Allen “ basta che funzioni”, e a noi basta che le cose scorrano semplicemente così come devono andare.
Io tifo per un “bisogna pur viverla, la vita” e prendersi tutto quello che viene di buono, no?”. Emma forse non ha paura di essere felice e basta. Non ha bisogno del permesso di una contraddizione in amore, per lasciarsi andare.
Il meglio della vita, sta in quelle esperienze interessanti, che ancora ci aspettano o che ci permettono di sperimentare “altro” da noi. Ma a noi donne, basta davvero un “buona notte, Viola?”


copyright Gaia Parenti Il bugiardino dell'amore

giovedì 9 febbraio 2017

Amori in Sospeso: attenzione al tasto play ;)



E mentre San Valentino si avvicina io e Gaia ci siamo fatte questa domanda: gli amori non vissuti fino in fondo, lasciati in stand by, avvolti da quella patina di idillio che aleggia sempre intorno a ciò che reale non è (o che si desidera e proprio non si può avere), che fine fanno? In che posto è giusto metterli? Nel cassetto sotto i calzini antiscivolo o accanto al cuore tenendoli vivi anche se il tempo passa e poi chissà un giorno rispolverarli e per vedere cosa accade?
Lo scopriremo presto anche grazie ai consigli di #PsicoGaia e del suo bugiardino.
E intanto iniziamo a metterci il naso prendendo spunto dalle faccende di cuore di Emma, la migliore amica di Viola, che proprio con il tasto play di un amore in stand by dovrà fare i conti.
E poi cederemo il passo a #psicogaia che è lì che scalpita e non vede l'ora di dire la sua...

Come Emma ed Edoardo 

Qualche ora dopo siamo al Palaisozaki in attesa dell’ora x quando scatterà il nostro piano strategico: iniziare a correre per conquistare un posto appiccicate al nostro idolo. Nel frattempo, provo ancora a contattare zia Dalia ma senza successo. «Dai, molla il cellulare! Stanno aprendo i cancelli!» All’improvviso la folla balza in avanti e tutti iniziano a spintonarsi. Emma in fibrillazione sguscia abile trascinandomi per una manica del giubbotto. Considerando che non siamo più le ragazzine di un tempo, io le avevo proposto di scegliere delle comode seggiole nel secondo anello numerato. Ma ovviamente non c’è stato verso. Per lei i concerti si vivono dal vivo vale a dire in piedi, con porzioni limitate di anidride carbonica e pigiate come soppressate ma assolutamente sotto al palco, costi quel che costi. Vuoi mettere l’emozione? Alla fine sgomitando un po’ riusciamo a conquistare il nostro posto in prima fila. Sul grande maxischermo le lancette digitali iniziano il conto alla rovescia. Le luci si spengono e appena si diffondono le prime note vengo trasportata in quel mondo in cui le emozioni diventano musica. Due ore dopo, con le corde vocali ormai sottili come sfoglie di lasagna, le quote rosa intonano in coro il ritornello del brano Le donne lo sanno. Emma accanto a me canta e danza spensierata. Poi mi volto e lo vedo. Nonostante il buio, nonostante la folla. Un paio di occhi appartenenti ad un maschio bianco poco più che trentenne, che, anziché fissare il palco, convergono direttamente verso il vulcano rosso al mio fianco. Sono quelli di Edoardo. Lui si accorge di me e mi fa un cenno con la mano. Il mio sguardo corre protettivo verso Emma che sta assaporando il concerto come uno spicchio di
mandarino, finalmente libera e senza nessun uomo accanto. Ma qualcosa mi dice che non durerà a lungo… Intanto Edoardo, come un moderno Mosè in Hogan e Lacoste, si apre un varco tra la folla. «Hey perché hai smesso di ballare?» Emma, insospettita dalla mia staticità, si gira verso di me nell’istante esatto in cui Edoardo ci raggiunge. «Emmi...» lui pronuncia il suo nome con infinita dolcezza. I loro occhi si incontrano. Qualcuno alza uno striscione con la scritta Se c’è qualcosa di speciale in questo cielo passerà di qui prima o poi. «Edo…» risponde con un filo di voce. La matita che le ferma i capelli scivola via e i riccioli le ricadono sulle spalle all’improvviso, come una massa di fuoco ribelle. Io li inquadro, fotogramma per fotogramma. E li rivedo come cinque anni fa all’aeroporto di Caselle. Emma, il trolley lilla e i capelli spettinati dal vento che, quel giorno, ha deciso di soffiare implacabile. Edoardo, la sua immancabile Lacoste e quella nuova compostezza di ingegnere fresco di laurea. Un’amicizia adolescente sbocciata grazie al mio attacco allergico alla vaniglia. E cresciuta ai tempi dell’università, insieme a loro. Emma accompagna Edoardo al Politecnico ed esame dopo esame, lo attende paziente a gambe incrociate, il blocco sulle ginocchia, come una macchia allegra di colore. Parlano, scherzano, sognano. Sempre insieme. Progetti e fumetti si confondono uno nella vita dell’altro. L’happy end sembra già scritto quando il destino ci mette lo zampino e all’improvviso tutto cambia… Una pioggia di coriandoli cade dal cielo e io mi ritrovo catapultata nel presente, in un mondo che balla, nell’apoteosi finale del concerto. Accanto a me Emma ed Edoardo continuano a guardarsi come cinque anni fa. Lui si offre di accompagnarci a casa e subito le dita di Emma si arrampicano sopra il mio braccio in cerca di aiuto. «Edo noi ci fermiamo ancora dieci minuti…» prendo tempo io. «Non se ne parla nemmeno. É meglio andare, prima che si formi un ingorgo.» Così ci ritroviamo nella Mercedes di Edoardo, accompagnate da un silenzio più spesso e gelido di una Viennetta Algida. Nessuno sembra interessato a fare conversazione. Emma si è eclissata nel sedile posteriore e se ne sta con il naso appiccicato al finestrino. Edoardo sta sfidando tutti gli autovelox della zona pur di smollarmi il prima possibile al mio domicilio. Infatti in dieci minuti netti sono sotto casa. « Allora grazie…» tentenno indecisa sul da farsi. «Magari vi va di salire a bere qualcosa?» Mi affaccio verso il sedile posteriore cercando gli occhi di Emma. Silenzio. «No, mi sa che non vi va…» Edoardo mi guarda, e le sue dita sfiorano lievi il quadrifoglio dorato sulla chiave di accensione. É il suo modo elegante per dirmi di levarmi di torno. «Io salgo allora…»  Finalmente Emma mi cerca con i suoi occhi da gatta che ora sembrano più smarriti che mai. Si porta alle labbra la punta di un ricciolo ed abbozza un sorriso lieve «Buona notte Viola.» Forse è il suo modo per dirmi che va tutto bene. O forse per dirmi che la vita è così e le cose, semplicemente, vanno come devono andare. Poi la Mercedes scivola via, inghiottita dalla luce fioca dei lampioni, sulle tracce di una colonna sonora lasciata in stand by troppo tempo.

(estratto da Viola, Vertigini e Vaniglia)
copyright Monica Coppola
Immagine realizzata da Maria Teresa Di Mise
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