martedì 29 novembre 2016

Viola, il Codice Morso e l'allegro chirurgo: ovvero se scambi la colite con le vertigini.



Che la mia pancia vivesse di vita propria l’ho capito molto presto.
Quando alle elementari facevamo la gara di verbi ad esempio. Tremavo nel banco, dita incrociate dietro la schiena, sperando in futuro semplice o imperfetto. Ma più nel primo.
intanto lei, puff, puff si gonfiava come un palloncino.
Io non volavo però. Anzi, quasi appassivo su me stessa, piegata in due sotto la morsa di quei pugni invisibili.
«Mi fa male la pancia», dicevo rientrando a casa, e subito mia madre mi trascinava dal pediatra, un omone grosso e grigio, che me lo faceva venire ancora di più.
Quando parlava emetteva parole filamentose, legate l’una all’altra da un filo sottile e biancastro.
I miei occhi si inchiodavano sfacciati a quella bocca, proiettata in 3D nella mia mente, con un irresistibile effetto splatter da cui non riuscivo a staccarmi.
Di solito ci riuscivo solo quando mi arrivava in gola quel coso simile allo stecco del gelato, a cui faceva seguito un flash nelle pupille.
Ogni tanto mi chiedeva di tossire a comando, un dischetto di acciaio freddo sgusciava sotto la canottiera arrotolata.
Se ero abbastanza brava mi rispediva a casa con una caramella tonda allo zucchero. Talmente dura da spaccarsi denti da latte e non.
Visto che quei pellegrinaggi da Doctor Patina non servivano gran che, mia madre optò per una soluzione più drastica: le visite specialistiche dall’Allegro Chirurgo.

 continua  sul Diario di Adamo

domenica 27 novembre 2016

25 novembre: Orsi Marsicani e post it. Per non dimenticare.



Arrivo su questo blog con un leggero ritardo rispetto alla giornata internazionale contro la violenza sulle donne.
Ma scrivo qui anche oggi senza pensare affatto che sia tardi.
Anzi, ribandendo a caratteri in grassetto che non è mai tardi.
E rilanciando un messaggio postato, questa volta in tempo, sul Diario di Adamo.
Per provare a dare un contributo ho scelto un cambio di prospettiva.
Niente lividi in prima pagina, o mostri (che poi magari se la godono pure con un'amplificazione del loro ego grossa come i titoli che li riguardano).
Ho deciso di dare spazio a questo giorno importante,  raccontandovi una storia.
Dove le protagoniste sono le donne, la loro creatività e la passione che fa crescere un progetto – che ho un debole per Jovanotti si era capito, no?
Siamo nella Marsica, un posto che Wikipedia definisce “sub regione dell’Abruzzo montano”.
Quasi a prendere le distanze, come a dire “Certo avete un gran bel parco nazionale, degli Orsi bruni che Yellowstone se li sogna ma morfologicamente siete un tantino scomodi. Allora ciao.”
Io, che con la geografia non ci sono mai andata molto d’accordo, quando ho sentito nominare la Marsica la prima volta ho fatto quel sorrisino ebete, labbra e collo tirato, con cui ci si arrabatta per prendere tempo mentre le dita, svelte, corrono su Google.
Da quella ricerca ho scoperto di più e quel sorriso ebete è sbocciato in 4 petali rossi.

Un progetto che ha portato alla nascita di un luogo in cui se apri la porta, ti accoglie l’abbraccio di farfalle colorate, una scrivania avorio e delle lampade pronte a dare luce a chi ha trovato la forza e il coraggio di bussare per chiedere aiuto.
Sto parlando della Casa delle Donne nella Marsica. Un centro che si occupa di “violenza contro le donne ed i loro bambini e bambine. Violenza che può essere fisica, sessuale, psicologica ed economica“.

Vi invito a leggere tutto il resto qui, sul Diario di Adamo
E intanto passo la parola a voi e vi chiedo di raccontarvi come Eve moderne se quella mela vi va di mangiarla oppure no.
Non solo il 25 novembre ma anche gli altri giorni.
Per avere la libertà di dire se ci va magari un kiwi, una macedonia o un bel succo d'ananas. Senza che nessuno si senta in diritto di decidere per noi.

"Stendete" il vostro messaggio nel modo che preferite: uno scatto, un pensiero, un tweet con l'hashtag #befreefromviolence.
Appiccicate un un post-it indelebile, per ricordare sempre chi siamo, tutte quelle volte in cui qualcuno cerca di farcelo dimenticare.
Vi  lascio una guida molto utile da sfogliare" Fatti gli affari nostri" per captare i campanelli di allarme di una relazione a rischio.
Se vi va di sostenere il progetto ecco qui 4 petali rossi 
E vi ricordo il Numero nazionale antiviolenza 1522

Le autrici di 4 petali rossi sono Arianna Berna, Monica Coppola, Silvia Devitofrancesco, Loriana Lucciarini La raccolta è edita dalla CE Arpeggio Libero che ha sostenuto le spese editoriali dell’antologia a favore di Be Free , destinato al sostegno della Casa delle Donne nella Marsica.

mercoledì 16 novembre 2016

Sogni al profumo di mele (ovvero quando ero piccola vendevo le mutande) Puntata #2


Puntata #2

"Il mio approdo a Lettere Moderne coincise con due eventi importanti: l’avvento degli angeli di Victoria’s Secret e il lancio di Anna Falchi da un velivolo, agganciata ad un reggiseno iperbole. Prima ci avevano provato solo quelle con gli assorbenti.
Sul banco di mia madre approdarono le salopette: pigiami tutti interi con i bottoni dall’ombelico alla carotide che, se malauguratamente ti scappava la pipì in una notte d’inverno, rischiavi di fare la fine della fiammiferaia.
Intanto monitoravo tutti i trend della lingerie: adesso dietro a quel banco c’ero anche io.
Alternai mutande a colazione e letteratura a merenda fino alla laurea, quando al commercio ambulante si sostituirono stimolanti opportunità professionali: interviste telefoniche – “Che rapporto ha con il suo filo interdentale? Totalmente soddisfacente, moderatamente soddisfacente, insoddisfacente o non sa?”; golosi product test on the road – “Scusi lei consumerebbe snack alla papaya?” – con annessi sguardi di commiserazione dei passanti con pargoli “Vedi? Se non studi fai la fine della signorina!”
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sabato 5 novembre 2016

Sogni al profumo di mele (ovvero quando ero piccola vendevo le mutande). Puntata #1





Questo post è diverso dagli altri perché contiene una ricetta da scoprire. Ingrediente fondamentale sono le mele: quelle speciali di Matteo Gamba che si "mangiano" a spicchi con gli occhi, per migliorare vita e umore. Poi si aggiungono un ciuffetto di sogni, un paio di gambaletti a buchini e mutande rosse a volontà. Siete curiosi? Ecco un assaggino ;)


"Sono cresciuta in una casa dove i libri sono entrati per sbaglio.
Avete presente quei ragazzi giovani, carini e molto disoccupati, che ti arpionano il passo e poi sganciano il quesito-proiettile: “Dimmi il titolo dell’ultimo libro che hai letto”?
Ecco, qualche tempo fa la tecnica di marketing accalappia firme era simile: se ti lasciavi sedurre, il gioco era fatto.
Con un solo autografo ti ritrovavi titolare di una fornitura di volumi da scegliere, obbligatoriamente, da un catalogo in cui le copertine erano francobolli pregommati, pronti da leccare e spedire.
Ora, 
a mia madre dei libri non fregava un accidenti, ma aveva firmato distrattamente durante una passeggiata torinese sotto i portici di via Roma.
Erano gli anni Ottanta, quelli del boom economico, delle spalline alte 20 centimetri come i ciuffi e 
lei era concentrata sull’avvio della nuova attività di famiglia: un banco al mercato di intimo, calze e pigiami."


Il seguito lo potete leggere sul Diario di Adamo di Vanity Fair 
Io vi aspetto lì, per condividere questo sogno a puntate, al profumo di mele.




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