giovedì 28 maggio 2015

Timori, tremori e trepidazioni di un'esordiente sull'orlo del debutto. (seconda e ultima puntata)




 
Ore 15.30


Dopo una tappa obbligatoria dall’ estetista per debellare eventuali cenni di irsutismo e dal fidato Maestro di Haute coiffure, che ha lottato a colpi di piastra e brush per domare il mio carré, sono di nuovo a casa. Sto bene, se non fosse per un allegro trio di polpette alle melanzane che mi fa girotondo nello stomaco. Non dovevo, lo so. Il saggio amico attore mi aveva vivamente raccomandato di fare solo un pasto leggero. Ma poi io sono passata a portare i biglietti d’ingresso al Salone a casa di mia suocera e le polpette erano lì, fumanti e appetitose e io per settimane mi sono nutrita solo di vegetali e gallette e… quindi è andata come è andata. Mi consolo pensando che almeno avrò più energie per questa sera.
Mancano ormai una manciata di ore che non stanno dentro una mano, come io non sto più nella pelle. Mi arriva una nuova ondata di timori, tremori e trepidazioni.
Calma e concentrazione. Niente panico. Adesso faccio gli esercizio sconfiggi ansia che ho imparato ieri. Prendo il tappetino in lattice espanso e il mastodontico vocabolario di Latino di Francesca.
Mi sdraio e appoggio IL CASTIGLIONE MARIOTTI sull’addome, iniziando a concentrarmi sulla respirazione. Inspira, espira. La mia pancia si gonfia e sgonfia come un palloncino.
In effetti funziona: mi sto davvero rilassando. Anche troppo perché ad un tratto l’adrenalina cala e mi arriva una botta di abbiocco. Sono le 16, magari un micro pisolino ci può stare.
Così stasera sarò fresca, riposata e, tra polpette e sonnellini, piena di energia… spero.
Sprofondo tra le lenzuola e piombo in un sonno profondo per circa dieci minuti. In cui accade di tutto. Microfoni che non funzionano, scene mute, vestiti con la zip che non si chiude, congiuntivi cannati in pieno.
Mi risveglio agitata e sudata a dimostrazione che il fenomeno di traspirazione avviene anche nel mio corpo. Solo nei momenti meno opportuni, ecco.
Il relax precedente è svanito, come la mia piega, che è incautamente spirata, pressata tra i cuscini del mio fatale riposino.
Francesca, che sta vivendo con serenità pacifica il mio debutto, godendosi l’assenza della sorellina minore che abbiamo esiliato dalla nonna paterna, mi osserva preoccupata.
«Hai tutti i capelli schiacciati» afferma senza pietà tornando immediatamente a concentrarsi sulle prove di Amici del duetto di Briga/Tiziano Ferro che, a causa mia, sarà costretta a perdersi.
«Va beh, dopo mi passo la piastra» fingo indifferenza e metto su la moka. In questo stato di tensione la caffeina mi farà solo solletico. O al massimo disintegrerà le melanzane.
«Senti Francy mi ascolti mentre provo ad improvvisare il discorso di questa sera?»
«Devo proprio?», scrollando le spalle, «Tanto devi improvvisare, no?»
«Sì, sì. Però giusto per capire i tempi, se mi impappino e se ha un senso quello che dico.»
Lei sorseggia un estathè alla pesca, con lo sguardo fisso alla De Filippi che cerca di convincerci, senza crederci per niente, della bontà dei confetti mandorlati.
«Okay, però vai nell’altra stanza, io ti sento da qui», mi concede extrema ratio, «Sbrigati che tra poco la televendita finisce.»
Acconsento anche perché i miei margini di trattativa sono piuttosto limitati in questo momento.
Vado in camera da letto, respiro e mi metto davanti allo specchio.
“Sicurezza, padronanza dello spazio” ha ripetuto ieri l’attore allenatore. “Respiro di pancia e non di gola. Serenità. Gioia. È un momento bello. Non vai al patibolo.”
Già, ha assolutamente ragione, tutto vero. Ma allora chi è quell’esserino pallido e tremolante con il carré arruffato che mi osserva dallo specchio?

Ore 17.00

Francesca dorme beata come un angioletto e io non posso crederci.
Uno perché detesta i pisolini come i carciofi lessi e due perché inizio a pensare che il mio discorso abbia effetti soporiferi. Il che, a meno di quattro ore dalla presentazione in Sala incubatore, mi inquieta un tantino.
«Francy! Sveglia!», la scuoto preoccupata, «Ma che fai dormi?»
«No, no… ti sto ascoltando…» biascica lei senza nemmeno aprire un occhio. Io spengo la tv e lei si gira, beatamente, dall’altra parte. Ormai quello che è fatto è fatto. Tra due ore verranno a prendermi ed è ora di sistemare il look.
Guardo la minacciosa guaina super modellante che ho acquistato completamente sedotta dall’invitante claim “Due taglie in meno in due minuti” e penso che se la indosso rischierò l’iperventilazione.
La rimetto nel cassetto confidando nella rassicurante inquadratura a busto garantita dal tavolino di protezione dietro cui parleremo.
Indosso il vestito con le farfalle bianche e rosa che penzola dall’armadio in attesa del suo momento e quando guardo l’effetto finale gli angoli delle labbra si piegano all’ingiù. L’ho provato e riprovato, eppure non mi piaccio per niente!
Il giubbottino mi insacca e mi scalda, ma con le spalle scoperte mi sento a disagio.
«Basta! Vado in jeans!», impreco a me stessa, «Almeno sono più naturale.»
«Ma se tu i jeans non li porti mai!» Francesca, che nel frattempo è riemersa dal suo letargo, mi osserva incuriosita
«E non importa! Inizio da stasera.», ribatto con la testa dentro l’armadio, «Adesso ne trovo un paio e…»
«Hai comprato almeno tre vestiti diversi. Ci rompi le scatole da mesi con ‘sta storia. E se adesso vai in jeans papà ti uccide. E anche io.» mi minaccia pacatamente.
In quel momento mi ricordo dell’abito a fiori e tulle che abbiamo scelto insieme la domenica prima. Era stato amore a prima vista e tanto ho fatto che me lo sono portato a casa.
«Che ne dici di questo?»
«Dico che tra mezz’ora ti vengono a prendere e sei ancora in mutande. Vedi un po’ tu…»
Sbircio l’orologio ed ho un brivido. Infilo l’abito e allaccio i sandali, trampolando e ticchettando fino al bagno. Ripasso la piastra, spennello la cipria, mordicchio le labbra, lotto con il piegaciglia. E poi basta, decido di non guardarmi più.
La parola d’ordine non è perfezione ma naturalezza, spontaneità.
Intanto il citofono suona. Apro e qualche istante dopo sono sommersa dagli amici e da una cascata di fiori viola. No ragazzi, così non vale…
Non capisco più niente. Il cuore impazzisce, il cervello anche, il mascara, irrimediabilmente, cola.
Mi ritrovo nell’auto in direzione Salone e penso che se la felicità ha un profumo, credo sia un misto di viola e di vaniglia.

Ore 20.30

Finalmente ci siamo tutti.
Gli attori che daranno vita alle pagine del romanzo, Gessica che è appena arrivata da Marsiglia, la mia editrice Anna Sophie e Maria Teresa che, suo malgrado, è stata coinvolta in questo sorprendente e disordinato caos come illustratrice e come amica. Proviamo a coordinarci e a dominare le emozioni. Gessica e gli attori sono assolutamente tranquilli.
Io, Mary ed Anna Sophie pagheremmo per scappare all’istante.
Mentre sono concentrata vedo un volto familiare, anzi tre avanzare con aria minacciosa nell’angolo remoto in cui ci siamo rifugiati per trovare un momento di tranquillità prima del debutto.
A passo deciso, quasi sommerso da un plateaux di viole del pensiero, mio marito avanza verso di noi, seguito a ruota da mia madre e da mia figlia Francesca che invece si guarda intorno curiosa alla ricerca di qualche vip di passaggio con cui farsi un selfie.
Impettito nel suo abito della festa, a cui chissà perché ha abbinato un giubbino antipioggia che si ostina a tenere nonostante l’effetto serra da salone, piomba nel bel mezzo delle nostre prove, piazzandomi le violette sotto al naso, «Ti stiamo cercando da un’ora! Ti ho fatto decine di chiamate!»
Io guardo quello che fino a poche ore prima è stato un paziente e amorevole marito e che ora ha assunto le sembianze di un Fioraio Furioso, restando senza parole.
Gli altri cinque paia di occhi oscillano dalla sottoscritta all’avatar del mio coniuge.
Immancabile, colossale, indimenticabile, figura di m...!
Lancio uno sguardo d’intesa a Francesca che mi sembra l’unica calma perché mia madre nel frattempo , dopo avermi indirizzato un veloce saluto, è accorsa allo stand di fronte tentando di accaparrarsi una borsa in rafia omaggio.
Dopo aver reindirizzato il mio parentado verso la Sala Incubatore, riprendiamo da dove eravamo stati interrotti. I tempi sono strettissimi, manca un microfono e il panico rischia di prendere il soppravvento.
Gessica mi aveva preparato al caos e agli intoppi tecnici del Salone ma, dal vivo, è tutto diverso.
Mentre avanzo verso la Sala Incubatore, mi ricordo le parole di ieri «È una festa, un momento di gioia. La realizzazione di un sogno.»
Intravedo alcuni volti amici, vorrei già fermarmi ad abbracciare e chiacchierare ma non c’è tempo.
La sala si sta riempiendo. Le persone care hanno mantenuto la parola e sono tutte qui con me.
Sento la loro energia, l’affetto. Non lo dimenticherò mai.
Ma ci sono anche delle blogger, alcuni incuriositi dalla folla ed altre persone che non conosco.
Ripenso a questi tre anni di fatica, di passione di tenacia. A chi è seduto accanto a me ed ha dato un contributo indispensabile per trasformare la mia idea in un romanzo vero.
A Gessica che mi ha accompagnata facendo germogliare la mia idea.
A Maria Teresa che ha disegnato la copertina, la locandina, le cartoline i segnalibri e che fa tutto al solo prezzo della nostra amicizia.
Ad Anna Sophie di Booksalad che si è presa il rischio di investire in una perfetta sconosciuta molto chiacchierona, piombata al Salone con il suo manoscritto.
Le luci si accendono ed illuminano le copie del romanzo disposte accuratamente accanto a noi.
Ho quasi l’impressione che Viola dalla copertina mi strizzi l’occhio per dirmi che è pronta al debutto. Vuole uscire dal cassetto. Vuole farsi leggere.
Non mi ricordo più un’acca delle tecniche antipanico e di dizione, sono già a salivazione zero ed ho le mani ghiacciate.
Mi guardo intorno. Respiro il brusio di trepidazione, inspiro l’aria di felicità e sorrido.
Adesso sono pronta anche io.


Le "zie" floreali di Viola: Mary, Gessica e Anna Sophie


I primi articoli su Viola!

Ed ecco le "voci" del romanzo: i bravissimi attori
Palma Della Rocca e Piermario Prandi


Io e...Emma ;)

lunedì 25 maggio 2015

Timori, tremori e trepidazioni di un'esordiente sull'orlo del debutto - (prima puntata)




Appunti del backstage della presentazione al Salone del Libro di Torino



Venerdì, 15 maggio:  -1 al Viola Day

Ore 7.30

Mi sveglio sotto un cielo minaccioso e plumbeo. Con aria crucciata preparo la colazione, afflitta da interrogativi ansiogeni assortiti.
«E se domani piove?» mi ritrovo a domandare ad alta voce.
Mi rispondono i silenziosi sguardi d’intesa, impastati di sonno e sopportazione, delle mie figlie che ormai non mi reggono più.
Francesca, la maggiore, tuffa un taralluccio nel latte e alza le spalle: «Che ti frega tanto sei al chiuso.»
«Eh ma ho i sandali! Forse dovrei mettermi le All star...», affermo già piena di ripensamenti.
Sono in pieno loop da pre-debutto, completamente succube della perenne indecisione e dai cambi di umore piuttosto repentini.
«Se piove ti copri con il mio ombrello di Peppa Pig» suggerisce generosamente Chiara, la minore.
Visualizzo una proiezione mentale in cui incombe la tempesta ed io annaspo verso il Salone con un vestito a fiori e i capelli irrimediabilmente crespi, riparata soltanto da un minuscolo ombrellino a porcelli. I bodyguard all’ingresso mi osservano, sghignazzano e si rifiutano di farmi entrare.
La truce visione mi fa diventare pallida come il latte ad alta digeribilità in cui Chiara, con un misto di sadico divertimento, sta shakerando uno sventurato frollino da almeno quindici minuti.
Francesca percepisce il mio terrore, smanetta sul suo smartphone e mi rassicura.
«Dai mamma non pioverà! Guarda, su meteo.it danno ventotto gradi domani.» e mi passa sorridente un biscotto scacciapensieri.
«Ventotto gradi?» domando sbriciolando il dolcetto dalla tensione «Ma io ho il giacchino in ecopelle! Morirò dal caldo!»
Al flash precedente se ne sostituisce un secondo in cui ci sono io paonazza dietro ai microfoni, che zampillo come un boccione dispenser di acqua microfiltrata. «Impossibile. Tu non sudi nemmeno quando facciamo X tempo Energy.» asserisce sicura Francesca sistemandosi lo zaino sulle spalle.
In effetti non ha torto. Nonostante sgambetti come un’ossessa pur di bruciare qualche caloria le mie magliette restano sempre semi intatte. Tanto che la mia insegnante mi ha vivamente consigliato uno due fiaschetti di diuretico prima e dopo i pasti.
«Sei in una botte di ferro mamma. Tranquilla!» Francesca mi lancia un bacio, ruba un mini muffin alla sorellina e svanisce, accompagnata dal primo minaccioso e roboante tuono.
Tranquilla un ciufolo…

Ore 13.30

Per evitare che la mia mente proliferasse nel generare proiezioni nefaste legate all’imminente debutto, mi sono tuffata nelle pratiche da ufficio. La mattina è volata veloce ed ora devo precipitarmi a raggiungere Mary, la fata madrina di Viola, per sistemare le ultime cose.
Ho già evitato il temporale e preso un tram al volo e sono moderatamente ottimista.
Ma a tre fermate dall’arrivo, alla vettura girano i circuiti, e così succede che si ferma e dobbiamo scendere tutti.
Camminare non mi spaventa ma oggi purtroppo ho i tacchi – giusto per ammorbidirli e fare prove di equilibrio – due enormi shopper imbottite di gadget racchiusi in conetti cartone profumato alla vaniglia e violetta, un trolley con alcune copie del romanzo e un sacchetto bio con kiwi e gallette.
Appena scendo, la tempesta si scatena, nemmeno fossi nella foresta pluviale.
Accelero il passo e impreco mentre mi sale uno strano solletico alla gola, accompagnato da qualche colpetto dispettoso di tosse.
Sarà l’affanno, penso tra me, mentre inzuppata e carica vado avanti.
Raggiungo casa di Mary annaffiata, ma con libri e scatoline miracolosamente in salvo.
Mentre le racconto l’accaduto sento che il mio tono di voce si abbassa.
Pericolosamente.
Deglutisco e raschio la gola un paio di volte.
«Sto… perdendo la voce…» sibilo terrorizzata.
«No eh!», Mary sgrana i suoi grandi occhi nocciola, «Non fare scherzi!»
Il mio cervello ne approfitta per regalarmi un nuovo cortometraggio in cui questa volta i capelli sono a posto e i bodyguard gentili, ma io sono completamente afona, davanti a un pubblico che mi osserva curioso.
«Stai ferma lì, non parlare, non respirare, non fare niente» mi lancia un asciugamano e inizia a tirare fuori caramelle balsamiche, miele e tisane.
Il campanello suona. È il nostro amico attore che ha avuto pietà dei nostri sms di supplica e viene a darci due dritte su come parlare in pubblico senza tirare le cuoia.
Dice di non preoccuparmi per la mia voce perché domani sarà forte e chiara.
Mi scolo due tazze di tisana e ascolto con attenzione. Mary a titolo precauzionale accende un deumidificatore, due bacchette d’incenso e una candela votiva. Almeno dove non arriva la medicina magari provvede la grazia divina. Non si sa mai. E in questa cornice surreale, tra suoni gutturali , parole sparate a raffica, vocali troppo aperte e bocca troppo chiusa, svolgiamo la nostra prima lezione di public speaking.

Ore 19.30

La voce sta tornando quasi normale. Per non rischiare Mary mi ha imposto una delle sue sciarpe di pura lana che ora porto avvolta al collo. Piccola nota dolente: in mezzo giro di lancetta lunga, siamo passati da meno diciotto a ventotto gradi. E mi trovo in un bus surriscaldato poiché, inspiegabilmente, un terzo della popolazione torinese al posto di andare a fare l’happy hour ha deciso di salire sul 2. E ora siamo qui tutti insieme, ammassati appassionatamente.
Io sto praticamente baciando la timbratrice elettronica e intanto cerco di proteggere le scatoline da pressature ed urti che potrebbero rivelarsi fatali. Ogni tanto tuffo il naso dentro per aspirare il buon profumo di vaniglia e violetta e mi rassereno.
Mi sa che Elena, la ragazza del bioshop che li ha confezionati per me, deve averli intinti anche nei fiori di Bach per alleviare la mia ansia che trapelava perfino dalle mail che le ho inviato a raffica.
Credo che gliene sarò grata a vita. A lei come a tutti quelli che stanno sopportando e supportando il mio sclero in questa magnifica ma terrorizzante avventura.
Sta già per scapparmi la lacrimuccia ma poi il bus si ferma alla mia fermata e io devo raccattare tutte le mie cose e scendere. Prima di essere travolta dalle emozioni che già mi solleticano il cuore e la gola.

Sabato 16 maggio: il Viola day!

Ore 8.00

Morfeo ha avuto pietà di me, facendomi ronfare beata tutta la notte.
Anche il mio amorevole marito è sorpreso dalla cosa, ma soprattutto ha evitato almeno per una notte, le consuete quattro mappine che gli rifilo per tentare di interrompere le sue esibizioni di russo notturno in la e fa maggiore.
Fuori c’è il sole, io ho un sorriso stile paresi e sono in fibrillazione.
Faccio un paio di vocalizzi test per capire la situazione: la voce traballa un po’ e sono già in astinenza salivare ma posso farcela.
Faccio il primo shampoo della giornata (ne seguiranno altri due) e spezzetto un muffin con aria sognante mentre il batticuore incalza. Sono un amalgama di emozioni sfaccettate e contrastanti.
Ho voglia di saltare di gioia e anche di piangere a dirotto.
Del resto è un giorno troppo importante, quello che aspettavo da una vita intera.
Tampono mascara e lacrimuccia sfuggente, ripasso il gloss, indosso il giubbotto ciclamino, attacco il pass di accredito alle maglie della maxi collana e salto sul mio arrugginito Doblò in direzione Salone del Libro, trepidante verso le prime sorprese del Viola day.

Ore 10.00

Non ci posso credere, sono arrivata puntuale! Ho il mio pacco di biscottini torinesi che non vedo l’ora di far assaggiare alle blogger del gruppo “Lettrici Geograficamente sparse.”
Anche perché hanno fatto degli incastri pazzeschi e si sono svegliate all’alba per venirmi a salutare in Booksalad prima di dare il via alla maratona di libri e presentazioni.
E io sono strafelice.
In questi giorni ci siamo wathsappate a manetta ed ho ricevuto dosi maxi di entusiasmo e affetto. Adesso ho una voglia matta di dare un volto e diversi abbracci a queste amicizie sbocciate sui social. Vedo tre paia di All star avanzare verso lo stand ed esulto infischiandomene del bon ton torinese.
Sbricioliamo sorrisi e biscotti, ci scambiamo doni, libri, segnalibri,selfie e bigliettini.
Per loro è la prima volta al Salone tutte insieme come blogger.
Per me è la prima volta come autrice. 
Credo che conserveremo tutte questo momento nella scatola dei ricordi preziosi.
Ci salutiamo con la promessa di nuovi incontri.
I visitatori iniziano ad affluire, qualcuno prende in mano il mio romanzo, lo commenta, lo sfoglia.
Livio ed Anna Sophie, i miei editori, mi presentano come l’autrice e io saluto con entusiasmo. In realtà vorrei accucciarmi tra gli scatoloni sotto lo stand. O anche solo scappare dalla prima uscita di sicurezza. Però non lo faccio.
Perché solo in quel momento, quando vedo persone che non conosco comprare Viola o chiedermi delle curiosità sul romanzo, mentre vedo i miei editori che raccontano la trama, mi rendo conto che, cavoli, sta succedendo davvero!

Però la mia pancia si arrovella come un involtino primavera.

(continua nella prossima puntata...intanto un po' di foto...)





Con le Blogger al Salone del Libro: La Libridinosa (Laura)
La ragazza che annusava i Libri (Stefania) e Desperate Bookswife (Baba)
La mia foto preferita: tutte in All star come Viola!
Scambi di segnalibri grazie a Fralagrafica ( e a Laura...)




Lo stand Booksalad work in progress
Ed eccoci a stand finito nella prima foto insieme!
(io, viola  e i mitici Livio e Anna Sophie i direttori di Booksalad)


domenica 10 maggio 2015

Recensioni Libridinose! Grazie a Laura per la lettura in anteprima.


E oggi abbiamo una recensione libridinosa per Viola!
Seguendo attivamente questo blog, so che la  penna di Laura è sempre spietatamente sincera. Come è giusto che sia. Così, quando ha accettato la lettura in anteprima di Viola, sono stata molto felice ma allo stesso tempo ho smesso di respirare. Paralizzata dal terrore del suo giudizio.
Fortunatamente non per molto perché la mattina dopo l'invio ho ricevuto un messaggino (sorpresa! sorpresa!) proprio da lei che era già arrivata a pagina 40 del romanzo e mi informava, restituendomi dosi generose di anidride carbonica, che stava diventando Viola-dipendente!
Sono zompata sulla sedia con un sorriso stile soap opera e ho ripreso a respirare.
Ed ecco il frutto del suo diligente lavoro...






TRAMA 7
PERSONAGGI 8
STILE 8
INCIPIT 9
FINALE 9
COPERTINA 7

Giudizio: Piacere Libridinoso 
Letto: in 1 giorno
Sito: lalibridinosablogspot.it

Chi mi conosce, chi segue questo blog con una certa assiduità, sa bene che io rifuggo da copertine rosa, chick-lit, narrativa leggera e simili. E magari vi starete anche chiedendo se ho bevuto, vista la recensione che sto per pubblicare. No! Sono astemia! Quindi?!
Innanzitutto, seguo il blog di
 Monica Coppola da un po’ di tempo (e sempre con molto piacere). E so come scrive (benissimo!) e so che tutto ciò che è uscito dalla sua penna (o dalla sua tastiera) mi è sempre piaciuto!

Pertanto, quando Monica mi ha chiesto, molto carinamente, se avessi voglia di recensire il primo romanzo, ho accettato, con la consapevolezza di avere a che fare con una persona che segue il mio blog e che, dall’alto della sua intelligenza, avrebbe accettato anche una critica negativa senza che io dovessi poi assumere un bodyguard per paura che lei venisse a cercarmi sino a casa!
Ecco, Monica, adesso puoi ricominciare a respirare! Perché io Viola l’ho adorata! E con lei ho adorato anche le floreali zie: Iris, Gelsomina e Dalia!

Questo romanzo contiene gli ingredienti perfetti per essere apprezzato anche da chi, solitamente, non è affine a questo genere!
Personaggi UMANI: niente bellone, biondone, stangone su tacco 15 con minigonne inguinali e linea perfetta da
 aficionados della palestra... Viola, la nostra eroina, è una normalissima ragazza, che per campare vende pesce surgelato da un call-center, adora le felpe dei Peanuts e ha sempre un paio di All Star ai piedi. Il suo sogno nel cassetto è quello di diventare una scrittrice. Ed è proprio attorno a questo che ruota la storia!
A fare da corollario a Viola e alle sue disavventure, troveremo Emma, la sua migliore amica, che vola da New York all’Italia giusto per
 incasinare ulteriormente la vita di Viola. E, come detto, le floreali zie con i loro esilaranti battibecchi!
Ciò che più mi ha colpito di questo romanzo è l’ironia che la fa da padrone
Se questo mi chiama ancora una volta fiore leggiadro lo tramortisco col centrotavola.
e, allo stesso tempo, la delicatezza con cui l’autrice riesce ad affrontare ogni argomento.
Monica Coppola ha una scrittura matura, accattivante, ironica al punto giusto. I personaggi risultano sempre amabili, mai noiosi o fastidiosi. La storia è coinvolgente e non scade mai nella banalità.
A questo punto, non posso che fare i complimenti a Monica per il suo libro, ringraziarla per avermi dato la possibilità di leggerlo in anteprima e, soprattutto, augurarle davvero tanta fortuna per questa sua nuova avventura!
Il libro sarà acquistabile presso lo Stand BookSalad al Salone Internazione del Libro di Torino e negli store on line.
Monica, invece, sarà presente al Salone Internazionale del Libro di Torino, sabato 16 maggio alle ore 21.


Postilla:  La Libridosa e le LGS (lettrici geograficamente sparse) saranno a scorrazzare per il Salone del Libro sabato 16 maggio quindi, lettori ed aspiranti scrittori, state in allerta. 
Un grazie libridinoso da Viola e la banda floreale :)

 Continua qui

venerdì 8 maggio 2015

Recensione e anteprima di Reading at Tiffany's - Grazie a Penny che ha curato l'introduzione del romanzo!


Speciale & Recensione in Anteprima: Viola, Vertigini e Vaniglia




Viola, vertigini e vaniglia: un romanzo Viola…  (Estratto dall'Introduzione del Romanzo)
Queste pagine, fresche e frizzanti ci raccontano la storia di Viola e del suo caleidoscopico entourage di amici e parenti, ognuno a suo modo speciale, vivido, tridimensionale e realistico a tal punto che ci sembrerà di averli già incontrati. Il tutto guarnito da alcune trovate narrative davvero originali e un ritmo brioso e dinamico dato dai dialoghi vivaci e coinvolgenti. Non ho usato il termine guarnito a sproposito perché la cucina ha un suo spazio nel racconto: vi accorgerete che questo è un romanzo delizioso, da gustare a strati, proprio come un dolce. La lettura infatti può essere affrontata a vari livelli: da quello più leggero d'intrattenimento con una storia simpatica e reale, a quello più profondo di uno spaccato di realtà e di una protagonista autentica con cui si entra subito in empatia e ancora, andando a leggere tra le righe, alcuni messaggi belli e profondi che l'autrice condivide con il lettore. La narrazione è un crescendo, diventa di pagina in pagina più intima: un percorso sensoriale tra immagini, sapori di casa e ricordi. L’olfatto e i profumi hanno un ruolo fondamentale nella storia, sono dei fili conduttori, dei simboli dei cambiamenti e dell'evoluzione della protagonista. Definire solo rosa questo libro sarebbe infatti riduttivo : Viola è proprio il colore che gli si adatta meglio, più deciso e vero come la protagonista e gli altri irresistibili personaggi che vi resteranno nel cuore con le loro avventure normali e al contempo straordinarie. (…)
L'entusiasmo che trasmette questa lettura è contagioso: fa venire il buonumore e insegna a sorridere dei contrattempi della vita, per affrontare con il giusto spirito e una buona dose di autoironia le sfide che si presentano. Un romanzo che ci insegna ad inseguire il proprio sogno, senza perderlo mai di vista, o distrarsi “inseguendo stelle che non sono le proprie” come suggerisce zia Dalia a Viola. Con la sua eterna lotta tra il voler fare e il dover fare, Viola diventa un simbolo, un prezioso incoraggiamento per il lettore ad essere felice. Viola riuscirà ad entrarvi nel cuore ...


Durata totale della lettura: Due Giorni
Bevanda consigliata: Aperitivo rigorosamente sul piumone
Formato consigliato: Cartaceo
Età di lettura consigliata: dai 16 anni
Sito dell'Autrice:  Monica Coppola
(leggi tutto  qui)



Se il  pensiero per una volta vi sarà sembrato diverso dal solito è perchè ho avuto il piacere di leggere in anteprima questo bellissimo romanzo e di scriverne l'introduzione.
Proprio dalla mia introduzione viene l'estratto "Un romanzo Viola…", un piccolo assaggio di quello che, spero, sia una lettura che vi resterà nel cuore!

Il libro verrà presentato anche al Salone del Libro,  sabato 16 maggio alle 21.00.



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L'editing è curato da Stefania Crepaldi che trovate al sito
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