sabato 25 aprile 2015

Il giorno più corto dell'anno.


Ho la testa seppellita sotto due cuscini e gli occhi appiccicati come post-it: a causa dell’esito catastrofico dei Focus Group, ho avuto gli incubi tutta la notte.
Non ho fatto altro che sognare carni bianche ad oltranza, sotto forme e sembianze assortite.
Mi rigiro irrequieta con il desiderio di fare un bel sonno profondo, possibilmente sgombro da presenze avicole.
Porca miseria, qui la situazione si complica e io come sempre mi ritrovo a sguazzarci in mezzo.
Emma è insolitamente misteriosa ed evasiva. Edoardo rientra al sorgere del sole. E Matilde è visibilmente incazzata.
Mentre cerco di capirci qualcosa il mio cellulare vibra.
 <<Buongiorno! Finalmente dopo una lunga attesa kuesta sera saremmo okki negli okki!>>
L’autore dell’ardito poema è il presunto affascinante barman a cui Emma ha dato il mio numero durante la sua fuga in Romagna. Da quando è rientrato dal suo Cocktail Tour mi tampina a manetta.
Considerando l’insistenza credo fortemente che Emma abbia colorito la mia descrizione con alcuni dettagli frutto della sua sapiente fantasia.
Altrimenti proprio non si spiega questo accanimento di bere un aperitivo con la sottoscritta.
Ad ogni modo io adesso ho altro a cui pensare.
Voglio starmene appiccicata al pc per capire se arriva qualche novità su Poldino e devo anche prepararmi per la festa del secolo.
Ora mi invento una balla e annullo tutto.
<<Almeno questa è risolta.>> penso soddisfatta dopo l’invio del menzognero sms di disdetta.
Poi apro il pc e mi metto a controllare la posta elettronica.(...)
Una bustina lampeggiante segnala che c’è posta per me. Scatto dal divano, come una molla, e mi precipito a leggere.
Mikaela, con puntualità e sollecitudine, mi informa che i risultati dei test delle altre città non sono incoraggianti.
Abbacchiata mi rituffo tra i cuscini a pancia in giù.
Forse avrei dovuto capirlo prima che puntare tutta la mia ambizione letteraria su un tacchino poteva rivelarsi quantomeno rischioso.
Sono stata troppo precipitosa e ora niente pesce da vendere al call centre e niente tacchini da pubblicare!
No, non può finire così.
Mi affretto a comporre il numero di Mikaela, dove la sua segreteria mi ripete, in cinque diverse lingue, che risponderà appena possibile.
Dopo venti minuti di estenuante attesa finalmente risponde <<Dimmi Viola cosa c’è?>>
<<Ho letto la tua mail>> mormoro affranta. <<Ma sta andando così male?>>
<<Direi di sì. Comunque ora stiamo aspettando l’analisi semiotica desk degli esperti.>>
 <<Ma quando si saprà qualcosa di definitivo?>>
<<Dopo che Aline avrà preso visione di tutti i dati.>>
<<E non c’è niente che io possa fare?>>
Lei riflette un attimo e poi aggiunge <<Sì. Se fossi in te inizierei a dire qualche preghiera. Ciao!>>
Prontamente liquidata dal mio punto di riferimento inizio a curiosare nella mia libreria alla ricerca di qualche testo sacro.
Sto già per declamare ad alta voce la prima lettera di San Paolo ai Corinzi, quando suona il mio cellulare.
<<Ehi, mica ti ho svegliata?>> trilla la voce vivace di Emma. Dal che deduco che i virus le abbiano finalmente concesso una tregua.
<<No, tranquilla. Ci ha già pensato Matilde a buttarmi già dal letto all’alba stamattina.>>
Silenzio di tomba dall’altra parte.
<<Ah, capito…>> tentenna lei <<Però hai una voce strana.>>
<<Stavo pregando per la salvezza di Poldino.>>
<<Già, Tancredi mi ha scritto che i Focus non sono andati troppo bene.>>
Tancredi le ha scritto! E quindi con Emma comunica il fedifrago e menefreghista di tacchini!
<<Comunque dai non è ancora detta l’ultima parola.>> mi rincuora lei <<Aline deve ancora dare il suo parere.>>
<<Capirai, quella mi detesta, lasciamo stare va… Tu piuttosto sei guarita dall’attacco dei virus?>>
<<Sto meglio. Mi sono bombardata di probiotici, coenzimi e affini ed ora ho di nuovo conquistato una mia dignità.>> poi aggiunge curiosa <<Ma che voleva tua cugina?>>
Io esito un attimo, piuttosto incerta.
<<Voleva sapere di Edoardo. Dice che si comporta in modo strano ultimamente.>>
 <<E tu che gli hai risposto?>>
 <<Le ho detto che non ne sapevo nulla…>>
<<Brava! Così impara a farsi i fatti suoi!>>
 <<Emma dai, Edoardo è suo marito, è suo diritto chiedere…>> la rimprovero bonariamente <<Comunque ti manda espressamente i suoi saluti.>>
<<I suoi saluti.>> ripete lei meccanicamente <<Vabbè, contraccambio. Anzi adesso le mando un biglietto di auguri, su filigrana dorata come si addice alle star ovvio…>>
<<Hmm…Vedo che gli anni passano ma l’astio resta sempre vivo eh?>>
<<Bè credo che il sentimento sia reciproco.>> ribatte lei <<E poi è diventata insopportabile, anche Edoardo dice che...>> ma all’improvviso si interrompe e cambia rapida argomento.
 <<Senti un po’ ma perché hai disdetto l’appuntamento di stasera?>>
<<Lascia perdere i miei appuntamenti. Cosa stavi dicendo di Edoardo?>>
<<No che non lascio perdere! Tu hai bisogno di uscire, non puoi passare tutte le serate con il tacchino!>>
<<Veramente da quando sei arrivata, mi pare che la movida serale non manchi affatto.>>
<<Però appena mi becco un’influenza o ti lascio sola un attimo, tu subito interrompi la tua vita sociale!>>
 <<Ecco, parliamo di vita sociale appunto, ma della tua…>> la incalzo <<C’è niente che devi dirmi rispetto all’altra sera?>>
 <<E che ti devo dire? Mi sono scolata una sfilza di fermenti lattici e poi ho strisciato come una larva dal letto al bagno e viceversa.>>
 <<Io non dicevo ieri! Intendevo la sera prima, quella del concerto, quando sei sfrecciata via con Edoardo…>>
Lei esita un momento.
 <<È stato bello rivederci dopo tanto tempo e…>> inizia e quasi mi sembra di percepire un lieve sospiro.
<<E quindi?>>
<<E quindi niente. Abbiamo parlato e poi mi è arrivata la chiamata del tipo con cui ti ho combinato l’appuntamento e così Edoardo se ne è andato.>>
<<E ovviamente tu non ne sai nulla dei suoi rientri all’alba vero?>>
 <<No>> replica con un pizzico di delusione <<Ad ogni modo tu preparati che stasera passa a prenderti.>>
 <<Chi? Edoardo?>>
<<Ma va! Il barman acrobatico!>>
<<No, ho disdetto!>>
<<Lo so! Mi ha chiamata poco fa! Perché non vuoi andare?>>
<<Perché devo già andare alla festa di Matilde.>>
<<Balle! Lo sapevi pure prima che c’era la festa!>> mi riprende lei.
 <<E va bene…>> ammetto arrendevole <<La verità è che voglio stare qui fino all’ultimo per vedere se arrivano altre notizie su Poldino...Sono preoccupatissima! La vedo proprio male.>>
<<Senti Viola, ormai quel che fatto è fatto. Hai lavorato come una matta e ora devi svagarti!>> dall’altro lato della cornetta sento un vivace scartocciare di caramelle <<E comunque se non vai quello si presenta direttamente sotto casa tua…>>
All’idea di trovarmi uno sconosciuto sotto casa, passato al setaccio dallo sguardo vigile della Signora Cachi, sono scossa da un brivido.
<<Va bene, ci vado, ci vado.>> decido con l’entusiasmo di una testuggine marina appena iscritta ad una maratona.
<<Brava così ti distrai e non pensi a niente!>>
 Poi la sento bisbigliare sottovoce, come se stesse parlando con qualcuno.
<<Emma tutto bene? Sembri strana.>>
 <<Bho, sarà l’influenza…>>
<<Ma non eri guarita?>>
 <<Con tutti questi nuovi ceppi batterici non si sa mai. Comunque a proposito di stasera, cerca di collaborare un po’...>>
<<Cosa intendi esattamente per collaborare?>>
<<Che ne so, non ci andare così come capita! Sfodera scollature, tacchi e tutto l’armamentario. Lui se lo aspetta.>>
<<Come sarebbe a dire che se lo aspetta? Cosa gli hai raccontato?>>
<<Solo un paio di cosucce per rendere il vostro appuntamento un pizzico più vivace. Ora devo andare, ci sentiamo dopo, sul tardi. Besitos.>>
Non faccio in tempo a schiacciare il tasto rosso di fine chiamata che il display si illumina di nuovo.
<<Viola? A che punto sono le torte?>>
<<Torte? Quali torte mamma?>> esclamo cadendo dalle nuvole.
<<Come quali?! Ne avevamo parlato la scorsa settimana!>> sbotta lei <<Qui ognuno si fa i fatti suoi! Iris ha deciso di farsi i colpi di sole, Dalia ha tagliato la corda, Gelsomina sta litigando con il catering e qui devo coordinare tutto io!>>
Le torte di riserva!
Porca miseria, me n’ero completamente scordata!
Ma forse posso ancora recuperare in tutta calma. <<Stai tranquilla. Per le torte è tutto a posto.>> mento decisa.
<<Bene, meglio così. Ho preferito ricordartelo che qui di imprevisti ce ne sono già stati troppi a partire dal tema della festa… No, ma dove diavolo state portando quel baobab?>>
 <<Mamma? Quale tema della festa?>> le domando cercando di recuperare la sua attenzione.
<<Sì, il tema è che… No, fermi con quel pino argentato! Viola devo proprio andare adesso!>>
E così mi congeda velocemente, tutta presa dalla giusta collocazione della conifera.
Il mio orologio a muro segna mezzogiorno: sono esattamente a metà del solstizio d’inverno.
Ho un appuntamento al buio con un tipo a cui Emma ha raccontato chissà che cosa, una madre che dà di matto per organizzare l’evento del secolo, una migliore amica stranamente misteriosa e dulcis in fundo devo anche preparare delle torte.
Come prevedevo, sarà una lunga giornata.
E meno male che il 21 dicembre dovrebbe essere il giorno più corto dell’anno…

Viola, vertigini e vaniglia - Monica Coppola - Booksalad - in arrivo in libreria e il 16 maggio ore 21.00 -Sala incubatore- Salone del Libro 




domenica 5 aprile 2015

Agnellini a Pasqua e stivaletti decapitati.




Nel frattempo Lisa avanza verso il nostro tavolo sfoderando tutta la sua abilità nel catwalking.
<<Buonasera. Gradisce dare uno sguardo alla nostra lista?>> la seducente ancella soffia la richiesta direttamente sul collo del mio accompagnatore.
Io ne approfitto per cercare di rimettermi gli stivaletti e per errore gli sfioro la tibia.
<<Ahia! Questo tavolo tira calci!>> sbircia sotto il tavolo e scopre, piacevolmente sorpreso, i miei piedi nudi.
Le sue sopracciglia ad ali di gabbiano si incurvano e le labbra da tulipano nero si schiudono in un’espressione di beato stupore. 
 <<Mmm…ho capito! Hai voglia di giocare eh?>> aggiunge iniziando a fare le fusa come un gattone.
E all’improvviso mi afferra la mano e, con la forza di un guerriero boscimano, mi trascina via dal locale sotto lo sguardo attonito di Lisa, improvvisamente ammosciato come i suoi palloncini di bubble gum.
 <<No, guarda, credo ci sia un equivoco!>> io lo seguo con uno stivaletto decapitato in mano.
Lui mi sfiora le labbra con il suo ditone <<Stai tranquilla. Emma mi ha detto…>>
 E in un attimo mi ritrovo pigiata nell’abitacolo della sua Jaguar, con lui che cerca di farmi la festa, come un agnellino a Pasqua.
<<Ehi, calma un po’!>> sguscio da una parte all'altra cercando di tenere a freno i suoi tentacoli.
 <<Perché non mi parli dell’ultimo cocktail che hai inventato?>>
Ma è del tutto inutile perché i suoi ormoni sono ormai più scoppiettanti dei botti di capodanno a Napoli.
Il braccio con la Beata Vergine si attorciglia al mio fianco mentre io tento un nuovo, disperato, diversivo verbale <<Ma che bel tatuaggio! Sei credente?>>
 << Io credo solo in me stesso.>> risponde mordicchiandomi un lobo.
La serpe tatuata e il naso in cartongesso avanzano incessanti verso di me, mentre lui mi fissa languido, con le pupille sempre più acquose e dilatate.
Mentre mi scosto il mio polpastrello sfiora la sua cornea e qualcosa di umidiccio e gommoso schizza via come una saetta.
 <<Ahia! Ma che cavolo fai!>> si ritrae di colpo imprecando.

Oddio gli ho fatto lo scalpo pupillare!

Viola, vertigini e vaniglia - Monica Coppola - Booksalad - a maggio in libreria!


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